Discussioni varie sui telai in carbonio

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Discussioni varie sui telai in carbonio

Ancora qualche parola sulla resistenza dei telai da bici in fibra di carbonio e poi qualche consiglio sui portabici da macchina e poi i telai che si rompono e poi... altro ancora preso da discussioni sui forum.


I telai da bicicletta in carbonio sono attuali e se ne discute molto, specie su vari forum a tema ciclismo.
Proprio su uno di questi ho recentemente avuto il piacere di scambiare alcune opinioni con altri ciclisti e desidero riportare sul blog alcuni scambi perché contengono informazioni utili che qui posso consultare facilmente anche a distanza di mesi o anni.

La discussione inizia con il messaggio di un utente che ha avuto un incidente in bicicletta (telaio in fibra di carbonio) con una macchina:

UTENTE
"Ironia a parte, credevo francamente di sfasciare tutto considerando che l'impatto è stato abbastanza aggressivo ma devo dirvi che il telaio e la forca non hanno riportato il minimo danno, nessuna crepa, nessuna lacerazione, serie sterzo perfetta
Arrivato a casa ho analizzato tutta la forca sotto luce artificiale, battuta con la gomma da disegno per valutare la risonanza e non c'è il minimo segnale di cedimento strutturale"

Alla discussione si accoda un altro utente con dubbi sulla resistenza dei telai in carbonio:
UTENTE
"Da quando frequento questo forum leggo spesso della fragilità supposta di questa soluzione costruttiva non ultima la discussione che riguarda le specialized nella sezione dedicata alle vostre esperienze con i vari brand, avevo già le mie paure e i miei dubbi rafforzati dal sivende che al momento dell'acquisto mi consigliò di non frequentare strade poco consone al mezzo che stavo acquistando e di portarmi magari con il portabici fino al punto di partenza per poi andare in strade in cui la manutenzione viene fatta con regolarità.
Dopo le prime uscite le paure erano un attimo scese di intensità perchè comunque avevo riscontrato una solidità di fondo del mezzo che mi rassicurava, ora dopo aver letto di crepe e buchi causati anche da cose banali come buche sul terreno o colpi di frusta della catena (a detta delle case costruttrici) la paura è tornata più forte di prima tanto da farmi dubitare anche del trasportare la bicicletta con il portabici che magari prendendo una buca fatta male con la macchina potrebbe danneggiare il telaio.
Che dite sono tutte paure infondate?"

Seguono vari interventi di altri ciclisti, fino all'introduzione di un altro spunto interessante:
UTENTE
"Ecco, a proposito del portabici ( che sto scegliendo in questo periodo) io mi fiderei di più di quei modelli dove si toglie la ruota anteriore e si aggancia direttamente la forcella con uno sgancio tipo QR. E la ruota posteriore su un binario assicurata da un laccio. Mi viene da pensare che per quanto possa sobbalzare l'auto, la bici assorba i colpi in maniera migliore ovvero nei punti ove è stata progettata per subire carichi. Al contrario il tubo obliquo forse e dico forse, non sarebbe nato per sopportare urti perpendicolari."

A quest'ultimo ho risposto personalmente con le seguenti parole:
IO
"Il problema dei portabiciclette e delle bici in carbonio esiste nei modelli che hanno il braccio di fissaggio al telaio. Infatti la forza della ganascia in una piccola porzione di telaio rientra nel caso del "peso su area ridotta" che ho descritto nell'articolo.
Sebbene alcuni produttori, come Thule, abbiano adottato per questi specifici casi dei pomelli con limitatori di coppia, loro stessi indicano come migliore soluzione quella del fissaggio al binario della forcella anteriore.
Per le mie conoscenze sui materiali, consiglio di evitare totalmente ogni tipo di fissaggio al telaio perché oltre alla forza impressa dalla ganascia bisogna considerare le sollecitazioni dell'aria che generano una moltiplicazione esponenziale dei chili di pressione applicati ad una piccola porzione di telaio.
Insomma: lo stress è notevole!
Fissando invece la forcella tramite un sistema QR o similare, le sollecitazioni che subisce il telaio rientrano nei parametri degli stress test, quindi nessun problema.
Certo bisogna usare un po' di buonsenso ed evitare di viaggiare a 130 km/h."

Dopo un giorno ho aggiunto il seguente messaggio in riferimento all'incidente che ha aperto la discussione:
IO
"Ieri mi sono dimenticato di citare queste parole perché c'è una cosa importante da sottolineare:
un telaio in fibra di carbonio dopo un impatto risulta essere un prodotto ad elevato rischio di rottura.
Con un'ispezione visiva è possibile solo valutare delle crepe esterne, ma questi telai, a differenza di quelli in metallo, hanno un comportamento più insidioso: il danneggiamento parte dall'interno e non è visibile.
Solo una tomografia a raggi X potrebbe rilevare cricche interne alla strutture delle fibre.
Nel tempo, presto o tardi sono variabili indeterminabili, le sollecitazioni amplificano la cricca e insorgono crepe interne alle fibre che portano al collasso strutturale con rottura definitiva del telaio.
Quando questo avviene, la rottura è immediata! Non vi accorgete di nulla, si rompe nell'immediato.
Non è come nei telai in metallo che piccole crepe esterne vi avvisano che si romperà prossimamente.
Personalmente non utilizzerei mai un telaio in carbonio che ha subito un impatto con una macchina."

Mentre per rispondere in modo generico ai dubbi sulla resistenza dei telai in fibra di carbonio, ho scritto:
IO
"Per quanto riguarda i dubbi sulla resistenza dei telai in carbonio vi do una risposta tecnica a ragion veduta: i manufatti in carbonio possiedono elevata resistenza e flessibilità, forse uno dei materiali con il miglior rapporto peso/resistenza.
Però non sono esenti da problemi o difetti e sono questi a comportarne la rottura.
Quindi, come spesso accade, la risposta universale non esiste. Esistono solo aziende che producono telai più o meno di qualità, con materiali più o meno di qualità."

Un ciclista mi domanda successivamente:
UTENTE
"Domanda "impegnativa". Quali sono i telai costruttivamente meglio fatti? Una, due, tre marche buone di case che li fan bene."

A cui replico:
IO
"Purtroppo non so risponderti perché non conosco i dettagli produttivi e i processi di verifica dei vari costruttori.
Dovendo acquistare un telaio in fibra di carbonio cercherei di evitare i prodotti dal peso più leggero (motivo spiegato nell'articolo) e dal prezzo eccessivamente basso (come spiegato nell'articolo).
Le case non rilasciano nemmeno i report sulle casistiche di rottura, quindi è difficile stabilire anche quali sono i telai più affidabili per prodotti venduti."

Altro scambio di approfondimento:
UTENTE
"Mi chiedo e ti chiedo: appurato che prezzo basso e leggerezza, specie se associate sono da evitare come la peste....ma un prezzo alto, non potrebbe anche associarsi a una accuratezza costruttiva che limiti i rischi della leggerezza? Oppure: un costo basso, se associato a pesantezza, non potrebbe comunque garantire resistenza?
Un'altra domandina . meglio un telaio fatto a regola d'arte in carbonio o uno fatto altrettanto bene ma in alu? O meglio. Un telaio fatto ottimamente in alu, come si collocherebbe in una scala di valore (non economico) in mezzo ai telai in carbonio? Domanda interessata visto che sto valutando un caad12."

Risposta:
IO
"OK, hai ricombinato la mia equazione generica
In due sole domande si potrebbe aprire una discussione estremamente complessa... sintetizzo dicendoti che la risposta ad entrambe le tue domande è SI.
Sì perché le variabili sono molteplici, quindi in senso generico entrambe le affermazioni possono essere vere.
Tuttavia mi sento di propendere verso una correttezza dei costi perché una manufattura al ribasso comporta necessariamente dei compromessi in una catena sintetizzabile in questo modo: progettazione, manifattura, controllo qualità, vendita e assistenza. E tu non sai mai dove hanno realmente risparmiato.

Tutti i metalli risentono del fenomeno della "fatica" e sono destinati inevitabilmente a snervarsi. Inoltre vanno considerate anche le saldature che sono elementi di criticità.
Prova a leggere questa mia serie di articoli sui telai dove puoi anche confrontare i valori di snervatura delle varie leghe impiegate (sono 4 articoli separati).

Un telaio in carbonio ben progettato non risente praticamente della snervatura, inoltre il processo produttivo non prevede saldature. Sulla carta appare come la scelta migliore.

Se prendiamo ad esempio la normativa EN14764 che stabilisce i parametri di stress sappiamo che un telaio deve subire uno stress test pari a circa 10 anni di utilizzo con un utilizzatore di 100 kg. Questa è la condizione minima.
In una situazione reale questo tempo si protrae quindi per decenni, non so però dirti se sia più longevo un telaio in carbonio o uno in lega metallica, ma posso dirti con ragionevole certezza che entrambi potranno durarti sicuramente più di 10 anni.
Poi ovviamente esistono le variabili delle condizioni di utilizzo: strade dissestate, irraggiamento UV, il tuo peso, i km che fai ecc.....
Puoi trovare molti telai in lega che superano anche i 20 anni e sono ottimamente tenuti.

Ragionando però in altri termini devi considerare le criticità del carbonio, cioè la grande fragilità in compressione o nel fattore "peso applicato/superficie", cosa che nei materiali metallici non hai. O meglio, non a livelli nemmeno lontanamente paragonabili.
Da questo punto di vista i metallici vincono.

Per quanto riguarda il valore dei telai posso solo dirti che i compositi sono il futuro e le leghe metalliche verranno molto limitate.
In ottica di tenuta di valore economico sicuramente un telaio in carbonio potrebbe essere più richiesto, ma si pone il problema della certificazione di utilizzo: io non comprerei mai un telaio in carbonio usato perché non so se ha preso colpi secchi o subito incidenti. Dato che le cricche procedono internamente, non posso sapere se il telaio sarà stato utilizzato correttamente.
Nei metallici, in linea di massima, vedi se è stato danneggiato o se ha segni che preannunciano il cedimento.
Inoltre un carbonio risente del degradamento della resina e questo fenomeno è irreversibile. Ne consegue che un telaio in lega potrai sempre restaurarlo con facilità (con ragionevoli limiti), mentre per quello in carbonio è più difficile.

Mi rendo conto che non ti ho dato risposte nette ma è impossibile farlo perché le variabili sono molte.
Aggiungo anche che sulle leghe metalliche abbiamo una storia immensa di studi, analisi ed esempi concreti, quindi conosciamo molto bene il loro comportamento, i problemi e la longevità.
Sui telai in fibra di carbonio non abbiamo le stesse informazioni: vuoi perché sono più recenti, vuoi perché il fattore chiave è chimico, cioè è la resina che fa la differenza.
Questa solo 5 anni fa era di diversa composizione e fra altri 5 anni sarà ancora diversa. E' molto difficile quindi valutare questi telai in senso assoluto e non è possibile confrontarli direttamente con quelli in lega."

Si prosegue:
UTENTE
"Due cose, quelle evidenziate in rosso mi sorprendono. Ho sempre saputo e pensato che una rottura pericolosa, cioè netta ed improvvisa potesse manifestarsi più col metallo che non col carbonio, la cui lesione, essendo composto da strati incollati ma indipendenti si manifestasse con segni sulla vernice ben prima del cedimento completo a seguito della lesione di tutti gli strati. Le mie esperienze di lesioni telai e componenti dei due composti confermava questo assunto. Ora mi dici che è il contrario?!?!?!? Il metallo ti avverte il carbonio no?
E in merito all'altra tua affermazione.....per restauro intendi una cosa generale o cosa? Anche qui sapevo che il carbonio era facilmente riparabile al contrario del telaio in metallo che una volta rotto era buono da buttare. Sbaglio? O ho capito male?"

Rispondo:
IO
"Partiamo dl fatto che esistono impatti e danni conseguenziali differenti, quindi questo discorso è molto generico.
Ora, se con il carbonio prendi una pietra che ti intacca l'esterno delle fibre, esattamente come dici tu, vedresti danneggiata la superficie esterna e da lì potrebbero irradiarsi crepe. Quindi hai il tempo di valutare il danno e provvedere.
Come però ho già spiegato, il problema più insidioso del carbonio è dato dalle cricche interne che non puoi vedere.
Siccome questo materiale ha un valore di resilienza quasi pari a 0, risulta quindi talmente impercettibile da generare la rottura immediata del pezzo senza preavviso.
Considerando che un modulo in carbonio si rompe solo sottoposto a sollecitazione, ne consegue che questa avvenga esattamente mentre ci stai pedalando.

Nei telai in lega di metallo il danneggiamento avviene o per il superamento del valore di resilienza oppure per il cedimento di una saldatura oppure a causa di una cricca nel materiale.
Nel primo caso te ne renderesti conto perché significa che un componente viene "piegato" oltre le proprie capacità elastiche e oltre quelle di deformazione. E' come prendere una barra e tentare di piegarla: all'inizio il materiale flette e, se lo rilasci, torna alla sua posizione iniziale. Se superi questa fase e lo pieghi ancora, il materiale rimane piegato ma non si rompe.
Se superi anche questa ultima fase, la barra si rompe in 2.

Nel caso delle saldature: una o più piccole crepe si irradiano e, amplificandosi e correndo generano la rottura del pezzo.
Nel caso della cricca su materiale: tutto parte da una piccola crepa che poi prosegue da sola o ne genera altre.
In queste ultime due situazioni potresti accorgerti dell'imminente rottura con un'analisi visiva accurata poiché questi fenomeni sono esterni.

Ne consegue che la lega metallica ti "avvisa" di un possibile cedimento strutturale, a patto di analizzare accuratamente il telaio.
Ovviamente se ignori le crepe fino al limite strutturale e stai pedalando, il telaio può aprirsi in due all'improvviso esattamente come nel carbonio.

Ripeto: ho semplificato molto."

Successivamente aggiungo alcuni particolari:
IO
"Restauro, non riparazione.
Intendo dire che puoi recuperare un telaio in lega metallica da una discarica o da una cantina e, anche se appare inizialmente coperto di ruggine, puoi restaurarlo fino a riportarlo in vita.
Questo è il caso tipico di bici in acciaio degli anni 30 completamente restaurate che viaggiano come gioielli.

Invece nel caso delle rotture, un carbonio si può riparare, mentre un metallico è possibile ripristinarlo ma non sarà mai come prima. Difficile con l'acciaio, molto difficile con l'alluminio.

Aggiungo un'altra cosa e ripeto un concetto chiave che ho già espresso: il problema più bastardo nei telai in carbonio sono le cricche interne.
Queste si formano facilmente per due ragioni: la resina lascia dei vuoti durante l'impregnazione delle fibre o dell'aria rimane intrappolata all'interno.
In entrambi i casi si crea un vuoto che genera problematiche strutturali venendo a mancare la continuità della matrice.

Come evitarle?
Le aziende conoscono il problema e affinano i processi produttivi utilizzando resine molto penetranti; processi di aspirazioni dell'aria; analisi tomografiche.
Tutto questo per dimostrare che, questo tipo di problema, non è visibile dall'esterno."




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Affidabilità dei telai in fibra di carbonio

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Affidabilità e resistenza dei telai da bicicletta in fibra di carbonio.

I telai per biciclette in fibra di carbonio sono affidabili? Durano nel tempo? Sono migliori? Scopritelo in questo articolo!


Con il gran numero di telai per biciclette in fibra di carbonio che sono ormai sul mercato, si legge spesso anche di rotture più o meno spettacolari e i ciclisti, giustamente, si domandano se questo materiale sia davvero affidabile e resistente come viene pubblicizzato.
Vediamo di scoprirlo!

Cos'è un telaio in fibra di carbonio?

Partiamo da una base di scienza dei materiali: il telaio in carbonio non esiste.
Esiste il telaio in materiale composito costituito da resina e fibra di carbonio.
Il composito si comporta come un cemento armato: la resina è il cemento e le fibre di carbonio formano l'armatura.

Un telaio in composito di carbonio è resistente?

Esattamente come per il cemento armato, il corretto bilanciamento dei due elementi (resina e fibre di carbonio), la formulazione chimica della resina, la disposizione delle fibre, la disposizione della resina, l'assenza di bolle d'aria e la corretta progettazione e manifattura contribuiscono a creare un telaio resistente.
Quando tutto il processo è fatto a regola d'arte, il telaio in composito di carbonio è resistentissimo e non risente praticamente dell'effetto di fatica che è implicto in ogni altro materiale metallico.


Analizziamo i problemi dei telai in carbonio

Il problema delle fibre

Poniamo adesso il caso di un produttore che abbia curato maniacalmente le fasi di cui sopra. C'è un problema che riguarda TUTTE le aziende: la variabili nei lotti delle fibre di carbonio.
Questo è un grosso problema per chiunque costruisca manufatti in carbonio: le fibre acquistate dai produttori hanno caratteristiche intrinseche che variano notevolmente da lotto a lotto e questo può compromettere prodotti curati in ogni dettaglio.
Per evitare questo, i produttori seri sottopongono le fibre a periodici test, scartando i lotti non adeguati.

Il problema del peso su area ridotta

I compositi in fibra di carbonio possiedono un elevato rapporto peso/resistenza, ma sono altamente suscettibili ai carichi elevati applicati su una piccola area, come avviene ad esempio nel caso di un impatto o urto.
Una volta compromessa l'integrità del composito, la matrice inizia a sgretolarsi e deve essere riparata o sostituita.

Il decadimento del materiale

In assenza di impatti, la matrice epossidica può peggiorare con l'uso, ma questo processo richiede molto tempo. Questa, alla lunga, formerà naturalmente delle piccole crepe e perderà le proprietà leganti con le fibre di carbonio.
Possiamo quantificare questo lasso di tempo? No, perché dipende dalle sollecitazioni subite dal telaio, dal tempo di utilizzo e dalle caratteristiche della resina impiegata.

I difetti nei telai in carbonio

Nel caso dei compositi in carbonio, la maggior parte dei difetti sono nascosti alla vista e appaiono in forma di vuoti e crepe che si verificano tra gli strati di fibra di carbonio.
Questi si sviluppano come un sottoprodotto della laminazione a mano, in quanto centinaia di pezzi di fibra di carbonio sono messi insieme per creare un telaio composito.
È un processo che offre un'enorme libertà di scolpire il prodotto finale, ma è intrinsecamente soggetto a difetti.

Nella disposizione delle fibre, l'aria intrappolata tra gli strati crea vuoti e/o crepe, difetti insidiosi che spesso non vengono rilevati.
Sotto carico e nel tempo, questi difetti inevitabilmente portano alla de-laminazione e ad un qualche tipo di guasto strutturale, specialmente se il difetto si verifica in una zona sottoposta ad elevato carico.

Per ispezionare la manifattura di un telaio composito bisogna impiegare la tomografia a raggi X e l'ispezione a ultrasuoni: processi costosi e lunghi che vengono impiegati abitualmente dall'industria aerospaziale.
L'industria delle biciclette, al contrario, ha poco tempo per lo stesso livello di ispezione, specialmente quando si tratta di biciclette prodotte in massa. Questo però non vuol dire che l'industria sia negligente. I materiali di partenza si sono evoluti negli ultimi due decenni e i processi produttivi sono stati semplificati per ridurre il rischio di difetti. Allo stesso tempo, le procedure di controllo della qualità sono diventate più rigorose, poiché alcune aziende, come Canyon, eseguono tomografia a raggi X su ogni forcella venduta.

L'influenza del prezzo

Il valore di un telaio di carbonio ad alto o basso costo viene normalmente espresso in termini di risparmio di peso e miglioramento delle prestazioni.
Ma il prezzo ha un effetto sulla longevità del telaio?
Telai dal prezzo elevato durano più a lungo di quelli a basso costo?

Una grossa parte del costo è dato dalla quantità e dalla precisione di disposizione delle pelli composte da fibra di carbonio: in un telaio a basso costo ci sono alcuni strati spessi, mentre in un telaio di alto prezzo ci sono strati sottili disposti in numero maggiore.
Inoltre la differenza è percepibile nella disposizione della resina: nei telai a basso costo non verrà verificato che questa si disponga in modo da colmare i vuoti ed evitare quindi l'aria inrappolata.

Pertanto, un telaio dal prezzo elevato è indubbiamente migliore rispetto alle proposte più economiche.

La richiesta del mercato

Il problema dei telai in carbonio che si rompono è anche dovuto alla richiesta degli utilizzatori che vogliono un prodotto dal peso sempre più ridotto.
Per ottenerlo bisogna sacrificare altri parametri che ne determinano la robustezza e la longevità.
I telai leggeri hanno un rischio più elevato di danneggiarsi in caso d'incidente.

Vediamo ora quali sono gli sforzi dei produttori di telai per garantire l'affidabilità dei prodotti

La rottura controllata

I produttori seri sottopongono i propri telai a stress test molto accurati e valutano anche i parametri di rottura. Prevedere la rottura di un pezzo significa anche lavorare affinché questa non sia catastrofica per l'utilizzatore, ma avvenga in sicurezza.
L'utilizzo di materiali aggiuntivi in alcuni punti  del telaio sottoposto a notevoli sollecitazioni e, quindi, a rischio rottura, consente una "rottura controllata" nei casi più gravi.
Anche questo fa la differenza tra aziende.

Migliorare la resistenza dei telai in fibra di carbonio

Le innovazioni in questo campo ci sono, prova evidente è l'impiego di questi telai nel mondo MTB, dove, per ovvie ragioni, è richiesta una forte resistenza agli urti.
I progressi avvengono soprattutto dal punto di vista chimico, nel miglioramento delle resine.
Le fibre di carbonio, invece, sono sostanzialmente identiche a quelle di 30 anni fa.

Obbiettivo dell'industria è quello di superare i problemi dovuti agli impatti su piccole aree. Per fare ciò si stanno studiando resine basate su nano-componenti per aumentare l'infiltrazione tra le fibre e, di conseguenza, le caratteristiche di resistenza e flessibilità del composito finito.

Cosa aspettarci nel futuro

I telai in composito di fibre di carbonio miglioreranno grazie a più accurati processi industriali ed a resine diversificate. Si punterà a superare i problemi già noti per dare ancora vita a questo tipo di prodotto che ha visto molti investimenti strutturali per i produttori.
Tuttavia nuovi materiali sono già in fase di ricerca e test, ma una cosa è certa: i telai futuri saranno sempre basati su compositi.




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Pantaloncini da ciclismo e marketing

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Pantaloncini da ciclismo: il prezzo è giustificato?

Quello che le case produttrici non ti dicono sui prezzi dei pantaloncini con fondello da ciclismo.


Ci sono produttori che cambiano fondelli e pantaloncini ogni anno inseguendo la moda, cercando di spingere i clienti ad acquistare nuovi prodotti in maniera compulsiva.
Altri, invece, modificano nel tempo il proprio prodotto al fine di renderlo perfetto, per poi lasciarlo inalterato per anni.

Sono due scelte commerciali differenti che rispondono a richieste e mercato.
C'è, però, un fattore che accomuna entrambe: il prezzo elevato.
I pantaloncini di qualità, dotati di fondelli tecnici, hanno prezzi alti che le case giustificano con ricerca, materiali e manufattura.

Indubbiamente questi tre fattori hanno un peso economico, ma il prezzo finale è davvero giustificato?
La risposta è: no!

Ma chi sono io, semplice ciclista della domenica, per affermare questo?
Nessuno. Infatti la dichiarazione, nero su bianco, viene direttamente dalla bocca di Simon Mottram, fondatore del marchio Rapha: azienda londinese che produce più di 750 capi tecnici d'abbigliamento per ciclismo, fornitrice 2013-2016 del team Sky.

Mottram, intervistato dalla rivista "Cyclist", dichiara testualmente:
"Per la maggior parte dei marchi di abbigliamento, i calzoncini rappresentano una buona metà delle entrate; è sempre stato così perché sono un articolo indispensabile e allora ci si può permettere di alzare il prezzo."
Proviamo a pensare a tutti gli indumenti che un grosso marchio commercializza: magliette intime, magliette a manica corta e lunga, antivento, soft-shell e hard-shell, antipioggia, calze, calzoncini, calzamaglie, salopette, copriscarpe, cappelli, sottocaschi, giacche, tubolari gambe e braccia, gilet... Il tutto coniugato in linee con membrane antivento o antipioggia, dai colori più o meno sobri, dai tessuti più disparati... L'insieme dei capi a catalogo è quasi vertiginoso!
Eppure su centinaia (in alcuni casi quasi migliaia) di indumenti prodotti e commercializzati dai grossi marchi, almeno la metà delle vendite riguarda i pantaloncini con fondello.
Chiaro è che, se i prezzi di questi singoli articoli non garantissero un elevato utile, gli stessi produttori faticherebbero a rimanere in vita.




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RAPEX prodotti richiamati nel 2017

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RAPEX prodotti richiamati nel 2017

Il "sistema di allarme rapido per prodotti pericolosi" segnala alcuni casi.


Il 2017 volge al termine e il sistema europeo di allerta RAPEX (trovate la spiegazione qui: https://90rpm.blogspot.it/2014/11/il-sistema-europeo-rapex-tutela-anche.html) continua a vigilare sui prodotti da ciclismo per garantire la sicurezza degli utenti finali.

Per l'anno in corso sono state segnalate due allerte degne di nota: una a marchio B'Twin e un'altra a marchio Bottari, quale importatore.
Se avete acquistato i prodotti oggetto di allerta, attivatevi immediatamente per la sostituzione presso i vostri venditori perché ne va della vostra stessa vita. Infatti, entrambe vengono contrassegnate con livello di rischio "serious".

Nel dettaglio questi sono i prodotti soggetti ad allerta:

B'TWIN Rockrider 520
B'TWIN Rockrider 520

Alert number: A12/0555/17
Brand: B'TWIN
Name: Rockrider

Type / number of model: B'TWIN Rockrider 520, size L, colour: black, ref. no.: 1864812, B'TWIN Rockrider 520, size L, colour: dark blue, ref. no.: 2002104, B'TWIN Rockrider 520, size L, colour: yellow, ref. no.: 2046832, B'TWIN Rockrider 520, size XL, colour: black, ref. no.: 1864813 , B'TWIN Rockrider 540, size L, colour: grey, ref. no.: 1864083

Risk type: Injuries
During a ride the frame can break causing the user to fall off the bicycle and get injured.
Measures taken by economic operators:

Recall of the product from end users (By: Distributor)


Bottari Europe RACE
Bottari Europe RACE

Alert number: A12/0519/17
Brand: Good Bike / Bottari Europe
Name: Bicycle helmet RACE
Type / number of model: art. 88849 (XS-T28)

Risk type: Injuries
The fastening device breaks easily and the helmet can come off the user's head. As a result, the user might suffer injuries in the event of an impact.
The product does not comply with the requirements of the Personal Protective Equipment Directive and the relevant European standard EN 1078.

Measures taken by economic operators: Withdrawal of the product from the market (By: Importer)




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Itinerario sterrato alle cave di Molera di Malnate e Cagno

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Itinerario sterrato alle cave di Molera di Malnate e Cagno

Un difficile percorso in mountain bike attraverso parchi e boschi per raggiungere il monumento naturale delle cave di Molera di Malnate e Cagno.

La foto mostra l'interno di una delle Cave di Molera di Cagno
L'interno di una delle cave di Cagno appare come una grotta in cui addentrarsi per l'esplorazione.

Partenza: Mozzate (CO)
Arrivo: Mozzate (Itinerario ad anello)
Km totali: 50,8
Differenza altimetrica: 233 m
Ascesa totale: 763 m


Inizio subito con un parametro, quello della difficoltà: difficile!
Il percorso che vi propongo oggi è molto impegnativo, tecnico e richiede sempre grande concentrazione. Non affrontatelo quindi con bambini al seguito come se fosse una gita domenicale!

Si parte da Mozzate e si attacca il percorso all'interno del parco Pineta di Appiano e Tradate, prima su sentieri sterrati larghi e ben battuti e poi su single track via via più impegnative.
Proprio all'interno di questi boschi si passerà la maggior parte del tempo e di questo, di tempo intendo, ne dovrete avere parecchio perché la ventina di chilometri che qui percorrerete ve ne assorbirà molto!

Vi troverete a percorrere lunghi sentieri sterrati, canaloni a V scavati dall'acqua, discese con pietre e radici, salite impossibili da pedalare e spesso dovrete scendere dalla bici e spingere a mano.

Il fondo in alcuni tratti sarà impegnativo, ma ancora pedalabile. In altri sarà impossibile: vi accorgerete che i pedali toccheranno le pareti dei canaloni oppure vi imbatterete in discese da fare con i freni tirati quasi al blocco e con tutta la vostra capacità tecnica e mentale impegnate a dirigere la bici tra gradini di terra, pietre rotolanti, radici affioranti e toboga naturali.

Per brevi tratti vi sposterete su asfalto. Quel tanto che basta a raggiungere nuovamente campi e boschi per poi tuffarvi nuovamente nella natura.
Faticherete parecchio ma avrete poi una splendida ricompensa: le cave di pietra di Malnate e Cagno.

La foto mostra l'interno di una cava della zona di Cagno e Malnate
Le pareti lavorate dele cave appaiono suggestive e il contesto naturale in cui sono immerse rende questo luogo indimenticabile.

Si tratta di un sistema naturalistico sito all'interno dell'area protetta del "Parco Valle del Lanza", tra le province di Varese e Como, che permette di ammirare affioramenti di pietra arenaria.
Qui, a partire dal XV secolo, vi è stata un'intensa attività estrattiva a fini edilizi e ciò che rimane stupisce il visitatore: dall'esterno questi luoghi appaiono come caverne dalle bocche enormi ed è possibile addentrarsi per esplorarli.
L'ingresso di una cava. Nella foto ho cercato di rendere l'idea delle proporzioni di queste "opere", ma bisogna recarsi di persona per rendersi conto appieno delle dimensioni
L'ingresso di una cava. Nella foto ho cercato di rendere l'idea delle proporzioni di queste "opere", ma bisogna recarsi di persona per rendersi conto appieno delle dimensioni.

Le immense pareti di roccia, levigate dagli antichi strumenti d'estrazione, fanno sentire piccoli al loro cospetto e sembra davvero di essere dentro a grotte dai colori cangianti.

La mia bicicletta appoggiata ad una parete lavorata da antichi strumenti. Notevole la dimensione degli scavi.
La mia bicicletta appoggiata ad una parete lavorata da antichi strumenti. Notevole la dimensione degli scavi.

Un altro ingresso invita ad esplorare il buco nero che ci appare davanti al manubrio...
Un altro ingresso invita ad esplorare il buco nero che ci appare davanti al manubrio...

Il mio compagno di pedalata, Luca, mentre esplora l'interno di una delle cave di Cagno e Malnate.
Il mio compagno di pedalata, Luca, mentre esplora l'interno di una delle cave di Cagno e Malnate.


Le cave visitabili nella zona sono una decina, alcune di queste hanno più ingressi. Per trovarle basta percorrere il sentiero boschivo e prestare attenzione alle aperture che ogni tanto appaiono ai lati, lungo le pareti verdi del bosco.

Lungo il sentiero sterrato si incontrano le aperture delle cave.
Lungo il sentiero sterrato si incontrano le aperture delle cave.


Al termine dell'immancabile visita alle cave, si gira la bici e si rientra a Mozzate percorrendo altri complicati sentieri nei boschi.
Vi stupirete delle lunghe ore che saranno passate per collezionare, infine, "solo" una cinquantina di chilometri, ma vi rimarrà di sicuro un ottimo ricordo di questo percorso lombardo!

Dall'interno, le pareti verticali assumono colori differenti ed è un piacere eplorarle con la  vista nella loro interezza.
Dall'interno, le pareti verticali assumono colori differenti ed è un piacere eplorarle con la  vista nella loro interezza.


PS: le mie foto non rendono giustizia alla bellezza del luogo perché scattate con uno smartphone. Vi rimando a questa pagina per visualizzare fotografie davvero ben fatte: https://archiviolagomaggiorevaresotto.blogspot.it/2017/01/cave-dimolera-cagno-e-malnate.html

Questa è la traccia GPS liberamente scaricabile:



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