Come scegliere una luce da bicicletta in modo analitico

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Faretto per bicicletta: come sceglierlo analizzando diverse caratteristiche.

Diversi componenti concorrono a creare una luce da ciclismo di qualità. Conoscerli ci permette di fare una dettagliata analisi prima di un acquisto.


In un precedente articolo ho spiegato la differenza tra lux, lumen, watt e candele: fattori base per poter valutare correttamente una luce per la bicicletta senza rimanere fregati o spendere inutilmente soldi. Questo il link:  https://90rpm.blogspot.it/2017/06/come-scegliere-un-faro-da-bicicletta.html

La scelta di un faretto da bici non deve limitarsi solo alla potenza dell'illuminazione poiché la qualità è data da diversi elementi. Insieme concorrono alla qualità, all'efficienza e alla funzionalità, ma se uno di questi ha lacune, automaticamente diventa l'anello debole della catena e abbassa la qualità del prodotto.
Un esempio pratico è dato da faretti con elevata luminosità e una parabola efficiente che, però, non sono impermeabili e quindi rendono il loro utilizzo limitato.
Oppure ottimi faretti che vengono prodotti con scadenti componenti di fissaggio al manubrio, soggetti a rottura precoce.

Nella valutazione globale bisogna quindi tenere presente diversi fattori:

Il tipo di sorgente luminosa utilizzata (led, alogena, incandescenza).

È importante conoscere il tipo di lampadina utilizzata per capire quanto possa essere luminoso, efficiente nei consumi e duraturo un fanale da bicicletta. Nel caso dei led, ormai la tecnologia più utilizzata, conoscere la tipologia di led impiegato ci permette di verificare le reali specifiche di luminosità attraverso schede tecniche facilmente reperibili sul web.
Inoltre ci consente anche una valutazione relativa al prezzo: fari che montano led di vecchia generazione proposti a prezzi elevati vanno valutati attentamente.
Conoscere il tipo di led utilizzato nel faretto ci permette anche di capire se il produttore ci sta truffando: sul web è facile imbattersi in prodotti asiatici venduti con elevati valori di lumen, ma analizzando il tipo di led impiegato è poi facile rendersi conto che tali valori non possono essere raggiunti.

La qualità e il disegno della parabola di riflessione.

La parabola ha il compito di concentrare, diffondere e direzionare la luce. Se è costruita con materiali di qualità ed ha una specifica forma studiata attentamente, potremmo essere certi che sfrutterà appieno la luminosità della sorgente luminosa e si avranno poche perdite nella diffusione su strada della luce.
Il disegno della parabola è inoltre determinante per comprendere come è stato concepito il faretto dal produttore: a parità di emissione luminosa, possiamo avere fari con parabole studiate per illuminare un'ampia zona a breve distanza, oppure una zona stretta a lunga distanza.
Inoltre esistono anche parabole miste che diffondono parte della luce a lunga distanza e parte in modo ampio ai lati della bici.
Un produttore che investe tempo e risorse nella progettazione delle proprie parabole, pubblicizzerà questo fattore in modo chiaro e lo renderà parte integrante nella scheda tecnica del prodotto.
Al contrario chi pubblicizza faretti da bici senza menzionare parabola e informazioni tecniche sulla diffusione del fascio luminoso, venderà prodotti di bassa qualità, senza nessun test o studio alle spalle.

La qualità del vetro di protezione.

Il vetro ha il compito di proteggere la camera di emissione ed è ovvio che in un prodotto di bassa qualità, questo sarà di materiale scadente, opaco, tagliato in modo grossolano con evidenti bave ai bordi.
Per questioni di sicurezza e costi, ormai i vetri sono in materiale plastico, ma basta prendere in mano un faro da 10 euro e uno da 80 e confrontare i vetri per rendersi conto della differenza di qualità.
Un vetro di qualità è molto trasparente, evitando così il decadimento della luce; è dotato di trattamento antigraffio e, a volte, anche di antiappannamento e antiriflesso.

La qualità dei componenti elettrici.

Un impianto elettrico raffinato, spesso dotato anche di microprocessore, consente una gestione delle batterie di alto livello: gestisce il flusso di scarica; ci avvisa sullo stato rimanente di carica; gestisce differenti livelli di illuminazione; permette la ricarica delle batterie senza toglierle dal faretto; passa automaticamente ad una modalità a consumo ridotto quando le batterie sono prossime all'esaurimento.
Alcuni faretti sono dotati perfino di sensore crepuscolare e si accendono quindi automaticamente quando fa buio. Funzione molto utile quando si affrontano gallerie o sottopassaggi di giorno.
Tutte queste funzioni sono gestite dall'elettronica. Meno questa è raffinata, meno funzioni avremo, fino ad arrivare al semplice on/off dei prodotti più economici.

La qualità dell'involucro, cioè la scocca del faro.

Un faro di qualità lo si nota anche dal design: se questo è studiato avremo un prodotto ragionevolmente compatto, ergonomico, dal peso contenuto.
Un design di qualità lo si nota anche quando si maneggia il prodotto per aprire il vano batterie o per accedere ai tasti o visualizzare facilmente gli indicatori.
Una scocca di alta qualità presenta resistenza agli urti e alle cadute. Inoltre i migliori faretti possiedono un corpo stagno, impermeabile all'acqua grazie all'utilizzo di apposite guarnizioni e sigillature.
La resistenza all'acqua può avere valori differenti: da una blanda resistenza agli schizzi, fino alla totale tenuta anche all'immersione.

La qualità degli attacchi

Spesso si trovano ottimi faretti con pessimi attacchi.
È importante che gli attacchi siano di materiale robusto e il metodo di fissaggio sia pratico. Molto importante è anche la flessibilità d'impiego: gli attacchi di qualità sono studiati per essere montati su manubri dal diametro sottile, così come su quelli più grossi.
Questo componente viene, purtroppo, molto trascurato anche dai produttori più famosi: emblematico il fissaggio attraverso viti metalliche in corpi plastici che si spanano in breve tempo, oppure supporti troppo stretti per i manubri over size delle mountainbike, oppure ancora supporti elastici in gomma che si rompono dopo poco tempo a causa della tensione a cui sono sottoposti.

Oltre che al manubrio, possiamo avere attacchi per il telaio, per le forcelle o per i caschi, a seconda del prodotto e dell'utilizzo.
Se il faretto dovrà essere smontato spesso per usarlo su altra bici o per evitare furti quando parcheggiamo, dovremo considerare di aprire e chiudere molto spesso l'attacco, quindi questo dovrà essere robusto e pratico: non ha senso un sistema di fissaggio che richiede un cacciavite o una brugola quando possiamo averne uno che si svita a mano.

Il tipo di alimentazione

Alcuni faretti utilizzano una batteria interna ricaricabile tramite cavetto, molto noti sono i modelli che si ricaricano tramite porta USB.
Altri hanno un vano in cui inserire le batterie, in genere stilo AA.
Altri ancora hanno un pacco batterie esterno che si collega poi al faro attraverso un cavo specifico oppure utilizzano una dinamo esterna.
A seconda del consumo del faretto e della durata di esercizio, saranno disponibili differenti soluzioni.
A priori non esiste un sistema migliore di un altro, tutto dipende dal faretto che vogliamo usare e dall'autonomia che vogliamo ottenere. Certamente bisogna valutare anche la possibilità di potersi collegare alla rete elettrica durante un viaggio, oppure alla disponibilità di negozi dove acquistare le batterie in caso di necessità.

I faretti alimentati da batterie consentono di essere spostati da una bici all'altra facilmente, mentre quelli alimentati a dinamo richiedono lo smontaggio di diversi componenti e un'altra bici con dinamo compatibile.

Scopo d'illuminazione

Il faretto mi servirà per vedere lontano in una zona ristretta o davanti alla bici, sulla strada, in una zona ampia? Servirà a farmi notare dagli automobilisti anche lateralmente o mi sarà utile per i sentieri notturni nel bosco? Da testa, da manubrio o da forcella?

Le risposte dobbiamo averle ben chiare in modo da poter scremare i prodotti perché anche lo stesso produttore può avere a catalogo faretti con caratteristiche differenti a seconda dell'utilizzo che dovremo farne.
Cambieranno la potenza, la parabola di propagazione, le dimensioni, l'autonomia, il peso, gli attacchi....

Conclusione

Scegliere un fanale da bicicletta, se fatto con criterio, non è semplice!
Se consideriamo poi che prodotti di qualità hanno prezzi che partono dagli 80 euro per arrivare a 300, capiamo bene che la scelta va ponderata per evitare di buttare inutilmente soldi.




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Action cam e supporti applicati al casco sono pericolosi, lo conferma un produttore

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Un produttore di caschi conferma che supporti rigidi applicati al casco sono pericolosi.

E' confermato da chi produce caschi da ciclismo: montare oggetti rigidi sul casco incide negativamente in caso di urti.


Due anni fa avevo scritto un articolo dove ponevo dei dubbi sulla sicurezza di specchietti retrovisori e action-cam applicate ai caschi: https://90rpm.blogspot.it/2015/04/sicurezza-e-rischi-nelluso-di.html
Non era un'indagine accertata, ma semplicemente un ragionamento sulla base di alcune considerazioni.

Per l'analisi mi ero basato anche sui test di omologazione e, in questi due anni, non ho mai cambiato idea sul fatto che oggetti rigidi applicati alle calotte dei caschi potessero essere molto pericolosi per gli utilizzatori.
Nell'articolo mi ero concentrato soprattutto sugli specchietti retrovisori, ma il concetto generale era esteso anche ai supporti rigidi delle action-cam e alle luci che vengono spesso montate sui caschi.

A distanza di tempo posso dire che avevo ragione!
Un produttore di caschi conferma i rischi che avevo ipotizzato sconsigliando di applicare elementi rigidi alle calotte!

Questo produttore è Rudy Project, un noto marchio che produce caschi da ciclismo e altri accessori di alto livello.
Durante un'intervista rilasciata alla testata giornalistica "Cyclinside" (http://www.cyclinside.it/web/sicurezza-in-bici-e-casco-togliamo-tutti-i-dubbi-sentite-rudy-project/) circa la sicurezza dei caschi da bicicletta, Rudy Project infatti dichiara:
"Montare oggetti rigidi sul casco incide negativamente sulle conseguenze dell'urto. Si tratta di un elemento rigido che va a modificare la configurazione del casco e che potrebbe incunearvisi in caso di cadute o impatti."
I tecnici confermano quindi che i supporti rigidi applicati alla calotta potrebbero non staccarsi durante una caduta, diventando veri e propri oggetti di penetrazione.
Il giornalista che ha scritto il pezzo aggiunge che molte altre aziende asseriscono la stessa cosa, dando quindi un parere di conferma unanime.

I tecnici di Rudy Project aggiungono:
"Al momento nella nostra collezione non ci sono caschi con supporti di questo tipo, ci auguriamo che tutti quelli in circolazione siano stati testati anche con il supporto dato che quest'ultimo influisce sui risultati dei test."
Quest'ultima dichiarazione apre uno scenario che molti non conoscono: i produttori che prevedono sui loro caschi specifici alloggiamenti per i supporti rigidi delle action-cam, non sono tenuti ad omologare il casco con questi supporti montati!
Farlo è una precisa scelta del produttore, tenetelo bene a mente!

Personalmente non mi fiderei troppo nemmeno dei supporti omologati perché gli angoli di caduta e d'impatto e la loro forza sono talmente numerosi da non poter essere contemplati per intero nei test di omologazione.
Già i "semplici" impatti sono impossibili da prevedere per intero per quanto concerne angolo d'incidenza, velocità e superficie d'impatto... se a queste incognite aggiungiamo anche degli accessori montati che vanno a sommare altri angoli d'impatto e, soprattutto, l'interazione tra elementi differenti (casco, calotta, supporto rigido, cam ecc...), ne consegue un modello virtualmente molto difficile da testare nella sua sicurezza per l'utilizzatore.

Persino Ed Becker, capo ingegnere e direttore esecutivo presso la "Snell Memorial Foundation" (un ente indipendente che testa e definisce le regole di omologazione negli USA) si pronuncia in modo negativo sulle action-cam montate sui caschi.
Queste le sue parole:
"Helmet mounted cameras are particularly worrisome. They may become loading points for tangential forces and torques in crash head strikes and afterwards as the wearer slides across a roadway.
The concern is whether the shock and loading will degrade the helmet’s protective capability and allow dangerous levels of shock and loading to be transmitted to the wearer’s head and neck.".

Insomma, i dubbi sono maggiori delle certezze.
A mio parere il punto migliore dove installare action-cam, specchietti retrovisori e luci è sempre la bicicletta, mai il casco.
In assenza di risposte, coltivare il dubbio può fare la differenza nel salvare la vostra stessa vita.




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I caschi da ciclismo Europei sono i meno protettivi

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Le omologazioni più severe rendono i caschi da ciclismo più protettivi

La sicurezza dei caschi da bicicletta in base alla normativa di riferimento mostra differenze sostanziali

Fortunatamente la tecnologia ci permette oggi di testare i caschi in maniera meno empirica

Torniamo a parlare di caschi.
Dopo aver confrontato i caschi economici con quelli più costosi (https://90rpm.blogspot.it/2015/09/confronto-fra-caschi-da-bicicletta.html) e dopo aver spiegato che i caschi usati non sono da sostiture per vecchiaia (https://90rpm.blogspot.it/2015/08/i-caschi-da-ciclismo-non-sono-da.html), voglio tornare a parlare di questa materia partendo dalla seguente affermazione: i caschi venduti in europa con omologazione EN1078 sono i meno protettivi!

Per capire se un casco da bici sia protettivo o meno, nel mondo sono state create delle commissioni d'esame che sottopongono i prodotti a differenti test di laboratorio.
Quando un casco supera tutti i test, ottiene l'omologazione in base alla normativa di riferimento.

Etichetta all'interno del casco che certifica l'omologazione del prodotto. In questo caso si tratta di un casco da bicicletta per il mercato Australiano
Etichetta all'interno del casco che certifica l'omologazione del prodotto. In questo caso si tratta di un casco da bicicletta per il mercato Australiano

Nel mondo della bicicletta esistono diverse normative:
  • ASTM (in sostituzione della vecchia ANSI)
    American Society for Testing and Materials
  • AS/NZS
    Standards Australia/Standards New Zealand
  • BSI
    British Standards Institution
  • Canada (CAN-CSA)
    Canadian Standards Association
  • CPSC
    US Consumer Product Safety Commission
  • EN1078 (CEN)
    European Standard
  • Japan
    Japanese Industrial Standard
  • Snell B95 (sostituisce la vecchia Snell B90)
    Snell Memorial Foundation
  • Sweden
    Swedish Board for Consumer Policies

Questi organismi di certificazione applicano differenti test o differenti parametri per la valutazione di prove simili e proprio queste differenze sostanziali rendono alcune omologazioni più stringenti di altre.
Conseguentemente un casco da bici che supera l'omologazione più severa è indubbiamente più protettivo.

Le differenze nei test eseguiti

Limitandoci ai test eseguiti sulla resistenza del casco e sulla dissipazione delle forze d'urto, tutte le normative richiedono il superamento di un test da impatto; di un test di tenuta allo strappo della cinghia di chiusura e uno di stabilità sulla testa.

Nel caso del test d'urto, il casco viene montato su una finta testa strumentale ruotata in modo che il casco rimanga verso il basso. Viene poi sollevata ad altezza prestabilita e fatta impattare contro un apposito incudine che può essere piatto, emisferico o sagomato in maniera da somigliare al profilo di un marciapiede.
Il tutto a velocità controllata tramite appositi sensori.
La strumentazione legge poi il valore di accelerazione ("g") presso il centro della finta testa: se questa eccede determinati valori, il casco fallisce il test.

Nella foto possiamo vedere un dettaglio del macchinario utilizzato nell'omologazione CPSC
Nella foto possiamo vedere un dettaglio del macchinario utilizzato nell'omologazione CPSC. Si nota la finta testa umana montata sul supporto e vari incudini con forme differenti per eseguire varianti del test d'impatto

La differenza tra le normative di omologazione relativamente a questo test d'impatto riguarda altezza, forma dell'incudine, energia risultante in joule, numero e angolazione degli impatti.
Per una dettagliata analisi di queste differenze vi rimando alla seguente pagina: http://www.helmets.org/stdcomp.htm

Un casco da testare viene montato sulla finta testa e fatto impattare su incudine piatto, registrandone vari parametri attraverso numerosi sensori
Un casco da testare viene montato sulla finta testa e fatto impattare su incudine piatto, registrandone vari parametri attraverso numerosi sensori

Il risultato di differenti parametri di omologazione

Analizzando il numero, la tipologia e le differenze nei test simili con i relativi valori richiesti per superarli, appare evidente che i caschi da ciclismo venduti in europa con omologazione EN1078 siano meno protettivi di quelli venduti, ad esempio, negli USA omologati con CPSC o, ancora meglio, con la Snell B95.

La normativa europea ha diverse lacune e consente di immettere sul mercato caschi più piccoli, più leggeri e più aerati con un unico risultato: saranno meno protettivi.
Possiamo renderci conto di questa differenza analizzando alcuni caschi di produttori che esportano lo stesso prodotto in paesi differenti.
Prendiamo ad esempio il modello "Parabellum" del marchio "MET": un ottimo casco da MTB dal prezzo superiore ai 100 euro.

Il casco da mountainbike "Parabellum" del produttore MET
Il casco da mountainbike "Parabellum" del produttore MET

Questo casco viene realizzato in 3 differenti modi a seconda del paese in cui andrà venduto, proprio per superare i test di omologazione richiesti.
Più la normativa sarà stringente, più il produttore dovrà aggiungere materiale schiumato anti-urto aumentando dimensione e peso del prodotto finito.

Infatti nel caso del "Parabellum", come è possibile leggere nella scheda tecnica del produttore, la versione venduta in Europa (nella taglia M) pesa 285 g.
La versione venduta in Australia/Nuova Zelanda pesa 325 g.
La versione venduta negli USA pesa 350 g.

Questa scaletta dimostra come la nostra omologazione Europea sia la meno protettiva, mentre quella USA richieda un prodotto maggiormente protettivo per superare test più severi.
Ulteriore prova è data dalle condizioni di assicurazione, sanitaria, legale e di responsabilità civile: se provocate o subite un incidente negli Stati Uniti o in Australia indossando un casco omologato per l'Europa, l'assicurazione non risponderà.
Una situazione simile in Italia si ha nel caso d'incidente indossando caschi privi di omologazione.

In caso di acquisto

Se siete sensibili al tema della sicurezza personale, vi suggerisco di acquistare un casco da bicicletta con omologazione CPSC, Snell B95 o AS/NZS: acquistando online è ormai facile reperire questa tipologia di prodotti.
Altrimenti provate a chiedere al vostro negoziante se riesce a procurarvi lo stesso modello di casco con la differente omologazione.
Come sopra indicato, molti produttori hanno differenti versioni dello stesso modello di casco a seconda del paese di destinazione.
Sarete così certi di indossare un prodotto omologato secondo la normativa più severa e quindi potenzialmente più sicuro.




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"Hop hop hop!"

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"Hop hop hop!"

Per grandi risultati bisogna affidarsi a preparatori qualificati


"Hop hop hop!"
Il mio preparatore mi incita scandendo il ritmo della pedalata.
Hop hop hop e la cadenza si sposta verso i 90 rpm.
Abbiamo di fronte uno strappo in salita e, alla mia indecisione sul da farsi, ecco che lui emette un urlo modulato che significa "dacci dentro"!

Aumento l'andatura senza toccare il cambio e sento la guarnitura anteriore torcersi nello sforzo mentre mi aggrappo un pochino al manubrio per tirare meglio in salita.
Errore!
Il preparatore mi sposta di prepotenza le mani verso le appendici laterali e capisco che vuole un assetto diverso per ottimizzare la spinta.
Non gli servono parole: spesso usa gesti fermi che è disponibile a ripetere se non capisco al volo.

Arrivo in cima con il cuore in gola, vorrei rallentare un attimo per riprendere fiato, ma lui indica una strada sulla sinistra e mi tocca mantenere il ritmo proseguendo.

Il cuore sale nuovamente di giri mentre le spugne del casco si imbevono di sudore.
I muscoli dei miei polpacci sembrano fili d'acciaio e le gambe pressano senza sosta sui pedali flat.
La strade è in leggera salita e il tragitto lungo. Non posso variare il rapporto di trasmissione: lui vuole che mantenga i 30 km/h in questa sessione perché adora il vento in faccia.

Mi concede una pausa solo nei pressi della chiesa, sotto al campanile che in questo istante suona una musica allegra.
Pausa breve e l'allenamento riprende!

Il preparatore è determinato a raggiungere altri luoghi e mi fa pedalare su terreni differenti cosi da potenziare l'allenamento.
Sobbalziamo su buche e porfido come se fossimo alla Parigi-Roubaix mentre i nostri caschi faticano a rimanere in posizione.

La bicicletta affronta ogni metro senza tentennamenti: l'alluminio aeronautico rinforzato è rigido al punto giusto e le sottili ruote da 23 millimetri fendono l'aria mentre i raggi aerodinamici sibilano per la velocità.

Affronto il breve circuito per l'ennesima volta incalzato dall'allenatore quando, all'improvviso, urla per fermarmi!
Forse ho sbagliato qualcosa? Cadenza? Pulsazioni fuori soglia? Presa sul manubrio?

No.
Siamo di fronte al parco con scivoli, altalene e giochi a molla e il mio allenatore scalpita per andare a giocare: dopo un'ora di bicicletta seduto sul seggiolino, i suoi due anni di prepotente energia hanno bisogno di sfogarsi...

Nel ciclismo bisogna sempre affidarsi ad un preparatore qualificato per conseguire grandi risultati!
Nel ciclismo bisogna sempre affidarsi ad un preparatore qualificato per conseguire grandi risultati!





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