Pedalare flat e pedalare clipless, analisi e confronto

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Confronto sull'efficienza tra pedali "flat" e pedali "clipless"

I pedali con sgancio rapido non sono necessariamente il miglior sistema per pedalare. Lo dimostra una ricerca scientifica.


E' passato del tempo dall'ultimo articolo scientifico che ho scritto e ho deciso di ritornare in tema trattando un argomento molto delicato: quello dell'interfaccia "piede-pedale".
Si tratta di un argomento poco dibattuto perché il solo metterlo in dubbio equivale ad andare totalmente controcorrente. E' infatti dato per scontato che, se si desidera "pedalare seriamente", si debba indossare scarpe con sgancio rapido e pedali appositi.
Ma è davvero così la questione?
Avete mai messo in dubbio il dogma dei piedi agganciati?
Io sì e oggi vi racconto il mio pensiero!


Più di un anno fa ho subito due infortuni ai muscoli e ai legamenti causati dai pedali con agganci: uno con il sistema SPD e l'altro con tacchette Look Kéo.
Nonostante venga ripetuto da più parti che i sistemi a sgancio rapido consentano il distacco piede-pedale senza traumi in caso di sollecitazioni (es. cadute), la realtà è che le variabili in gioco sono infinite.

Esempio di pedali e scarpa clipless con attacco "SPD" - Fonte: cyclingweekly.co.uk

Nel mio caso gli sganci rapidi erano regolati al minimo tensionamento, cosa che permette il distacco del piede con poco sforzo e con la minima rotazione esterna.
Eppure le spinte dinamiche in gioco sono estremamente variabili nella forza, negli angoli d'incidenza e nei contrasti meccanici, il che può rendere il distacco del piede, in caso di caduta o incidente, traumatico per articolazioni, muscoli e tendini.
Mi sono così ritrovato con un ginocchio e una caviglia mal ridotti.
Per guarire ci ho messo molto tempo, troppo e questo mi ha tenuto lontano dalla bicicletta, oltre a crearmi difficoltà nella vita quotidiana.

Esempio di pedali e scarpa clipless con attacco "Look Kéo" - Fonte: cyclingweekly.co.uk

Ho quindi deciso di eliminare i pedali con attacchi dalle mie biciclette e passare definitivamente ai "flat" senza nessun mezzo di ancoraggio piede-pedale.
Uso quindi il pedale libero su mountain-bike, su bici da corsa e su pieghevole, le tre categorie che attualmente compongono il mio parco cicli.

Esempio di pedali "flat" e scarpa senza attacco

Sebbene i pedali flat si vedano in molte discipline legate alla mountain bike, vederli su una bici da corsa fa storcere il naso al 90% dei ciclisti puristi. Nelle mie uscite mi sento ripetere ogni volta frasi come queste:
- "Quei pedali non vanno bene, devi montare quelli con tacchette"
- "Quei pedali li usano in mountain bike nel downhill, sulla bici da corsa non vanno bene"
- "Con quei pedali fai molta più fatica"
- "Non imparerai mai ad andare in bici da corsa se non usi pedali con agganci"
- "I professionisti usano i pedali con attacchi, ci sarà un motivo"
- "Se non usi gli agganci sviluppi difetti di postura dannosi"
- "Con i pedali flat non puoi tirare, quindi fai più fatica"
A volte cerco di rispondere argomentando, ma il più delle volte lascio perdere perché mi rendo conto che questo dei pedali con agganci è un dogma profondamente radicato nella cultura dei ciclisti che il solo pensare di metterlo in dubbio mi pone a cavallo tra un eretico, un blasfemo e un principiante ignorante.

Ebbene, io non sono un principiante e nemmeno uno sprovveduto: ho pedalato una vita con pedali normali, con gabbiette e con attacchi provando e confrontando i sistemi.
Ho abbandonato gli agganci per due motivi:
  • Primo, per non incorrere più in infortuni causati dai sistemi clipless.
  • Secondo, perché i pedali liberi mi permettono di andare in bicicletta nella stessa maniera di quelli con agganci.
Ma non ci sono arrivato di colpo, l'ho fatto gradualmente e solo dopo aver letto molte ricerche scientifiche. Io stesso per convincermi ho dovuto riformulare le mie convinzioni.

I pedali flat vanno bene tanto quanto i pedali clipless

Non lo dico io, lo dicono la scienza e la biomeccanica!
In questo articolo proverò a spiegarvi le ragioni di tutto ciò, ma vi avverto: se siete individui con scarsa apertura mentale o ideologicamente legati a dogmi inculcati, lasciate perdere! Vi risparmiate del tempo.

E prima di iniziare un'altra avvertenza: questo NON è un articolo che riguarda la sfera del ciclismo professionale. Qui si parla di amatori e le gare non sono prese in considerazione nemmeno a basso livello.
Il tipo di ciclismo preso in considerazione è quello che pratica la maggior parte delle persone, nel cicloturismo e nel commuting quotidiano. Include anche te che la domenica ti vesti di guaine sintetiche per pedalare sulla tua specialissima per il piacere di farlo e non per la competizione.
Questo articolo è un'ottima base anche per i principianti che si avvicinano alla bici da corsa e si sentono a disagio con i pedali a sgancio rapido.

Bene, iniziamo!

Perché pedalare con gli attacchi è considerato il sistema più efficace?

Fate questa domanda a qualunque ciclista, preparatore o biomeccanico e vi risponderanno dicendo che, collegare in maniera solidale il pedale alla scarpa, è l'unico mezzo per conseguire una pedalata rotonda e completa: l'unico sistema per reclutare i muscoli in fase di risalita delle pedivelle dal punto morto inferiore e garantire un'ottimale distribuzione del carico di lavoro.
Inoltre vi diranno che il corretto allineamento delle tacchette permette di pedalare senza accusare i sintomi negativi di una postura errata.

I riscontri dei test in laboratorio

Università e centri di ricerca hanno avvalorato, in passato, questa tesi mettendo a confronto la pedalata a piede libero con quella a piede agganciato.
Cito gli studi dei vari dottori Ericson, Tate e Shierman, Jorge e Hull, Lafortune e Cavanagh, Lavoie... (in fondo all'articolo trovate le referenze).
Ci riferiamo però a studi effettuati con strumentazioni di vecchio genere e con l'uso di gabbiette o fermpiedi e sistemi clipless di vecchia generazione. Alcuni realizzati ai tempi delle scarpe dalle suole in cuoio e dai fermapiedi a cinghie.

Fortunatamente il team del dott. Mornieux (nel dettaglio parlo di: G. Mornieux, B. Stapelfeldt, A. Gollhofer, A. Belli) per conto dell' "Institut für Sport und Sportwissenschaft, Universität Freiburg" e per il "Département STAPS, Université de Saint Etienne", ha riconosciuto il contraddirsi di alcuni di questi risultati e il fatto che erano basati su interfacce piede-pedale ormai desuete; ha quindi voluto ripetere il confronto utilizzando apparecchiature e metodi moderni, con l'utilizzo di sistemi clipless e calzature di ultima generazione.

Mornieux ha ritenuto essenziale condurre un'analisi sull'influenza dell'interfaccia scarpa-pedale e sulla biomeccanica di pedalata analizzando la cinetica del piede, l'efficienza meccanica e l'efficienza muscolare nel pedalare con agganci moderni e con pedali liberi.
Il risultato di questa ricerca ha stupito perfino gli stessi ricercatori!

Lo studio scientifico che cambia le carte in tavola

Due gruppi di persone hanno partecipato ai test: 8 ciclisti professionisti e 7 soggetti dalla buona forma fisica ma senza attività ciclistica regolare e senza esperienza con pedali a sgancio rapido.
Ogni gruppo ha eseguito test specifici utilizzando 3 tipi di pedali: quelli con sgancio rapido di ultima generazione, quelli liberi, quelli dotati di dispositivo feed-back.
Questo ultimo tipo di pedale in realtà è un sistema computerizzato che si interfaccia con il pedale stesso calcolandone la posizione su una proiezione piana di 360° e mostra su un video le informazioni al ciclista. Un algoritmo nel software segnala la forza applicata e guida il ciclista al reclutamento di alcuni muscoli in determinate fasi della pedalata in maniera da rendere più efficiente il gesto.
In questo articolo escluderò dall'analisi il pedale feed-back perché non pertinente per la natura di questo scritto: terrò quindi in considerazione solo il pedale libero e il pedale con clip.

Nei test con pedali clipless sono state utilizzate opportune scarpe fornite al gruppo di ciclisti non professionisti, mentre i professionisti hanno utilizzato le loro calzature abituali.
Con i pedali liberi tutti i gruppi hanno usato scarpe comuni da tennis con suola morbida.

Il test si è svolto effettuando sessioni di pedalata su ciclo-ergometro iniziando con riscaldamento di 5 minuti a 100 Watt pedalando a 90 RPM (guarda caso! :)  ); successivamente si è incrementata la potenza di 30 Watt ogni minuto con inizio a 130 Watt per i non ciclisti e 200 per i ciclisti professionisti ed è proseguito fino a quando i soggetti non erano più in grado di mantenere le 90RPM.
In questa prima fase ogni soggetto ha utilizzato le calzature a lui più idonee, quindi i pro hanno pedalato con scarpe da ciclismo e sistema clipless, mentre i non ciclisti hanno usato pedali liberi e scarpe comuni da tennis.
Si è preferito far pedalare ogni individuo nella maniera a lui più congeniale (leggi anche -abitudinale-) in modo da registrare i dati su una matrice di comfort di pedalata ed evitare di falsarli.
A tutti i ciclisti non sono state fornite indicazioni circa la tecnica di pedalata da attuare per permettere loro di esprimere il gesto nella maniera più naturale possibile.

Dopo la misurazione dei parametri d'emissione gassosa, sono stati condotti altri test con i differenti pedali fino a sessioni di 3 minuti a pattern ripetuti con una potenza corrispondente al 60% della massima potenza aerobica determinata su ogni soggetto.
Per i feticisti tecnici (come me) voglio aggiungere qualche indicazione circa le apparecchiature utilizzate: Oxycon Pro per la misurazione e l'analisi degli scambi gassosi-polmonari calibrato su ogni soggetto; ergometro SRM (Schoberer Rad Messtechnik) elettromagnetico equipaggiato con misuratore di forza al pedale Powertec (O-tec) basato su due sistemi di sensori ortogonali per la determinazione delle variazioni di campo magnetico -e qui la misurazione avviene sia per forze tangenziali che radiali con un errore del 2% massimo-; apparato per l'elettromiografia (EISA) con sensori su tutta la superficie muscolare della gamba destra (vasto mediale, tibiale anteriore, gastrocnemio laterale, bicipite femorale, retto femorale, gluteo) previa depilazione e carteggiamento della pelle; oscilloscopio digitale per l'analisi dei segnali Powertec su banda 1000 Hz -e qui un mio doveroso plauso per la gestione dei filtri passa-basso che sono stati applicati dopo la rimozione delle spurie magnetiche... quando l'oscilloscopio è un'arte!-

Torniamo al metodo:
i parametri di valutazione sono stati definiti sulla base dell'assorbimento di ossigeno (VO2), sulla forza applicata al pedale e sull'attività muscolare della gamba e sono stati registrati per 30 secondi nel terzo minuto dei pattern di test.
Il rendimento meccanico netto (NE) è stato calcolato come il rapporto tra il lavoro meccanico svolto e il lavoro metabolico.

Dal rapporto statistico di analisi si ottiene un riassunto così composto:


Potete leggere e confrontare i valori delle tre condizioni di pedalata sugli impulsi angolari positivi e negativi (I+ e I-), efficacia della pedalata (IE360, IEDOWN e IEUP rappresentano l'efficacia della pedalata durante, rispettivamente, tutta la pedalata; durante la fase di discesa; durante la fase di salita), consumo di ossigeno (VO2) e rendimento netto (NE) per entrambi i ciclisti professionisti (C) e i non-ciclisti (NC).
Si osserva chiaramente che la condizione fisica dei professionisti è nettamente superiore, consentendo loro di esprimere maggiore potenza, ma il dato che serve a noi è il confronto tra la colonna "Pedal" (pedale libero) e la colonna "Clipless" (pedale a sgancio rapido) sia dei pro che dei non-ciclisti: le variazioni sono davvero minime e, a livello pratico, del tutto trascurabili.

Nel seguente grafico la situazione appare più chiara:


Il grafico mostra i risultati dei professionisti (in alto) e dei non-ciclisti (in basso). Consideriamo solo la curva di valore del pedale clipless (linea chiara) e del pedale libero (linea nera continua): come potete vedere le due linee hanno lo stesso andamento e sono sostanzialmente sovrapponibili.
Solo i ciclisti professionisti mostrano un lieve aumento di forza nel vettore angolare che va dai 270° ai 360°, quindi nel punto morto superiore.
Questo è dovuto al gioco di caviglia che il professionista compie per esperienza, ma a livello pratico la forza espressa in questa fase è minore rispetto al consumo metabolico generato dall'azione volontaria dei muscoli flessori.
In poche parole si spende energia per migliorare l'efficienza meccanica di un niente.

E dato che ho accennato ai muscoli coinvolti, ecco il riassunto dell'elettromiografia nelle varie fasi della pedalata:



Per i nerd matematici e gli amici del politecnico riporto le equazioni utilizzate per definire i parametri statistici basate sulle 3 distinte fasi di rotazione del pedale:


Direi che sono chiare, quindi non c'è nulla da considerare. Tuttavia partendo da queste ho voluto personalmente testare una variante introducendo un fattore torque e delle variabili MAP basate sull'algoritmo di Storer, come potete vedere dagli schizzi che ho buttato giù in una fase di particolare ispirazione legata all'ennesima soppressione del mio treno per tornare a casa dopo il lavoro:


Ho quindi simulato le nuove equazioni su software Matlab del Polimi (su gentile concessione) per ottenere conferma della curva di potenza definita dal team di Mornieux:


Ok scusatemi, mi ero ripromesso di non rendere noioso anche questo articolo scientifico, ma mi rendo conto che è esattamente quello che sto facendo, quindi direi di abbandonare la nerdaggine matematica per arrivare alle conclusioni che tutti stanno aspettando.

I risultati della ricerca

Veniamo a quello che interessa tutti: i pedali clipless sono migliori dei pedali liberi?
Come già accennato, perfino il team di ricerca è rimasto stupito dagli esiti e dallo studio è emerso che:
"l'interfaccia scarpa-pedale non ha influenzato in nessuna maniera il modello di pedalata"
Infatti non c'è nessuna significativa influenza sul miglioramento della pedalata utilizzando i pedali con sgancio rapido messi a confronto con i pedali liberi.
La cosa ancora più sorprendente è che i pedali liberi sono stati utilizzati con comuni scarpe da tennis a suola morbida e questo fa tintinnare anche le teorie sulla suola rigida delle calzature da ciclismo.
Ma non divaghiamo e torniamo in argomento.

Dalle analisi è emerso che nemmeno i ciclisti professionisti -abituati al gesto atletico dei pedali clipless- sono riusciti ad esprimere maggiori valori di forza e di vettori angolari utilizzando prima i pedali abituali e poi quelli liberi.
Per dirla con le parole dei ricercatori:
"Utilizzare pedali a sgancio rapido non ha nessuna influenza sull'efficienza meccanica, sulla meccanica di pedalata o sull'attività muscolare; inoltre i ciclisti professionisti non sono in grado di sfruttare a vantaggio i pedali a sgancio rapido durante il ciclismo a frequenza sub-massimale in condizioni controllate di laboratorio".
In aggiunta:
"L'assenza di qualsiasi significativa differenza di rendimento meccanico netto tra ciclisti professionisti e non ciclisti ha indicato che l'esperienza ciclistica non è in grado di influenzare l'efficienza meccanica durante la pedalata sub-massimale".
Questo ultimo punto significa che i non-ciclisti che hanno pedalato nella maniera che a loro veniva più naturale senza nessuna istruzione in merito, hanno ottenuto gli stessi risultati dei ciclisti professionisti che hanno impiegato anni ad apprendere una tecnica di pedalata alla ricerca della massima funzionalità.
Badate bene che mi riferisco a valori di efficienza, non a valori di potenza: infatti nessuno nega che un ciclista più allenato sia più potente e performante di uno meno allenato.


Bene, ora voglio tornare alle domande che mi fanno quando mi vedono su una bici da corsa con pedali liberi per poter rispondere:
"quei pedali non vanno bene, devi montare quelli con tacchette"
Sulla base di cosa non vanno bene?
Se ci basiamo sull'estetica è un giudizio soggettivo;
se ci basiamo sul fatto che nessun altro lo fa, a me poco importa;
se ci basiamo sulle dicerie che vogliono le clip più efficaci, la scienza ha spiegato che così non è

"quei pedali li usano in mountain bike nel downhill, sulla bici da corsa non vanno bene"
Sulla base di cosa non vanno bene? Vedi sopra.
Il fatto poi che si vedano in certe discipline e non in altre non mi interessa perché io non faccio competizioni.

"non imparerai mai ad andare in bici da corsa se non usi pedali con agganci"
Questo deriva dal dogma che vuole una bici da corsa con i pedali a sgancio.
Cosa significa "imparare ad andare con una bdc"? Se so andare dritto, frenare, curvare, evitare buche ecc... non so forse andare in bici da corsa?
Ma non sono forse le stesse caratteristiche richieste da qualsiasi bicicletta?
O forse vuoi dirmi che la bici da corsa è ovviamente nata per correre e io non posso farlo se uso i pedali liberi? Beh, la scienza ha dimostrato che il gesto atletico non cambia tra clipless e pedali liberi, quindi la capacità di raggiungere alte velocità dipende solo dalle caratteristiche di forza del ciclista. Bada bene, DI FORZA, perché è stato anche dimostrato che la tecnica non rende più efficiente la pedalata!
Quindi utilizzare gli sganci non farebbe di me un ciclista migliore. Ma nemmeno di te e questo articolo spiega le ragioni.

"se non usi gli agganci sviluppi difetti di postura dannosi"
In realtà c'è una grande letteratura scientifica che dimostra che il piede libero di muoversi e variare il proprio angolo d'incidenza durante le varie fasi della pedalata, consente proprio di evitare ogni possibile danno.
Il sistema biomeccanico di locomozione più efficiente è quello che ci ha fornito la natura e si basa sul concetto di spinta e non di tiro. Esattamente come si fa camminando, correndo o saltando.
Piuttosto è molto più rischioso utilizzare le tacchette perché se non sono posizionate in modo ottimale, costringono l'apparato ad un movimento innaturale e dannoso.

"con i pedali flat non puoi tirare, quindi fai più fatica"
Questo del tirare è un falso mito: la scienza ha dimostrato che nemmeno i ciclisti professionisti riescono ad ottenere un concreto vantaggio impiegando volontariamente l'atto di "tirare il pedale".
La cinetica di risalita del pedale dal punto morto inferiore è perfettamente sovrapponibile sia utilizzando pedali liberi, sia utilizzando pedali con sgancio automatico. Le differenze sono trascurabili.
Inoltre il consumo energetico, definito dal consumo di ossigeno e dalle emissioni gassose, è dimostrato che non subisce nessuna differenza nell'uso dei due pedali, pertanto la fatica è equivalente.

"i professionisti usano i pedali con attacchi, ci sarà un motivo"
Qui il ragionamento è più complesso:
il regolamento di gara richiede pedali a sgancio rapido quindi tutti li devono avere.
Questa scelta non ho idea di quando sia nata e su quali parametri, ho provato a fare delle ricerche ma invano. Pertanto non posso stabilire se sia stata una decisione basata su parametri di efficienza o su spinte commerciali e/o ideologiche.

In secondo luogo il ciclismo agonistico è composto da diverse discipline e la competizione prevede spesso fasi di sprint ripetute e fasi di spinta a potenza massimale.
Attualmente non esiste nessuno studio scientifico che metta a confronto i pedali liberi e i pedali a sgancio rapido nelle particolari fasi legate al ciclismo d'elite e non ci sarebbe motivo di farlo perché il regolamento esclude a priori i pedali liberi.
Non posso quindi dare una risposta basata sull'efficienza specifica, posso solo dire che il caso del ciclismo professionale esula dal contesto amatoriale oggetto del mio articolo ed è fuori anche dai parametri della ricerca che ho portato ad esempio.
In aggiunta a questa risposta devo onestamente dire che "io sono un amatore e di conseguenza non mi interesso dei metodi e delle tecniche del ciclismo professionale che ha ben altre esigenze e altri parametri di valutazione e ricerca".

Le ultime doverose considerazioni

(Considerazione nr.1)
Chi è riuscito a leggere tutto l'articolo senza annoiarsi avrà notato che i test di Mornieux si basano su fasi di pedalata sub-massimale, cosa che viene ribadita anche nei risultati.
Questo è un parametro fondamentale per la chiave di lettura della ricerca: nel ciclismo amatoriale (che non significa andare a comprare il giornale con la bici da passeggio o portare i bimbi a spasso lungo le ciclabili, ma è quello che riguarda il 90% dei ciclisti che si possono incontrare su strada o fuori-strada la domenica) si è osservato che la media della prestazione viaggia a questa soglia, se non meno -variabile del 20% circa-.

Scomodando la ricerca di un altro ricercatore, il dott. Theurel (Effect of different pedalling techniques on muscle fatigue), sappiamo che dopo soli 15 minuti di esercizio, la potenza massima espressa cala in modo significativo a causa dell'insorgere di quello che i tecnici chiamano "affaticamento muscolare" (Fritzsche; Kay; St. Clair Gibson).
Nei test di laboratorio si è confermato questo osservando che dopo 45 minuti di pedalata al 75% della potenza massima di ogni soggetto, si assiste ad un calo di circa il 15% sulla potenza massima esprimibile.
Questo è una conseguenza dell'affaticamento neuromuscolare legato all'intensità delle contrazioni muscolari.
La ricerca aggiuntiva di Theurel dimostra che in sessioni ciclistiche superiori ai 30 minuti, si assiste ad un fisiologico calo di potenza dovuto all'affaticamento muscolare che limita la potenza dell'atleta.

Theurel dimostra valori di potenza nella pedalata perfettamente compatibili con Mornieux: consideriamo un amatore che pedali esprimendo inizialmente l'85% della propria potenza massimale (quindi ben oltre la soglia di pedalata normale attuabile per diverse ore), dopo 30-45 minuti subirà un calo muscolare che potrà arrivare fino al 15%, il che lo porterebbe a pedalare a valori sub-massimali a causa dell'affaticamento neuromuscolare.

(Considerazione nr.2)
I pedali con dispositivi a sgancio rapido si sono dimostrati efficaci nelle fasi iniziali di sprint, situazione tipica del ciclismo professionale.
Nel settore amatoriale questo iniziale vantaggio viene annullato dal coefficiente di efficienza generale che risente di una differente prestanza fisica del ciclista.

(Considerazione nr.3)
I pedali con dispositivi a sgancio rapido possono avere qualche utilità nelle salite ripide e nelle rivoluzioni ad alto numero di giri (superiori a 100) perché, essendo il piede solidale con il pedale, non può avvenire scivolamento della scarpa.
C'è però da considerare che i moderni pedali flat dotati di pin antiscivolamento, uniti ad apposite calzature con suola in gomma ad alto grip, possono superare questo inconveniente offrendo un'ottima piattaforma ad alta resistenza di scivolamento.

(Considerazione nr.4)
Ma allora i pedali clipless sono del tutto inutili?
No, sono utili in teoria perché il piede agganciato al pedale permette di imprimere un movimento attivo durante le fasi di risalita del pedale.
Tuttavia i ciclisti professionisti nel test hanno dimostrato di non essere in grado di realizzare ciò in modo volontario, nonostante la loro esperienza ciclistica, l'alto livello atletico e la grande famigliarità con i pedali a sgancio rapido.
Sia i ciclisti professionisti che i non-ciclisti hanno dimostrato maggiore efficienza solo grazie al dispositivo feed-back e solo nelle fasi di risalita del pedale.
Purtroppo questa è una condizione realizzabile solo in laboratorio per via della tecnologia attuale.

(Considerazione nr.5)
I pedali clipless possono migliorare la guida?
In alcuni casi sì, ma dipende dalla tecnica utilizzata e dalle capacità del ciclista.
Ad esempio nella mountain bike o nel ciclocross ci sono ciclisti che utilizzando attivamente i pedali perché, rimanendo agganciati alla bici, possono direzionarla utilizzando tecniche di gamba e di piede.



Concludo l'articolo sottolineando che non è mia intenzione convincere nessuno ad abbandonare i pedali a sgancio rapido in favore dei flat o cercare un confronto per eleggere la migliore interfaccia di pedalata.
Mi interessava esporre una ricerca scientifica e spiegare le motivazioni che mi hanno fatto abbandonare le tacchette.
Inoltre aggiungo che in campo scientifico, nel tempo, non è inconsueto che nuove ricerche basate su nuovi metodi o nuovi materiali, finiscano per smentire le precedenti. 
Succede. Per questo bisogna avere la mente aperta e non smettere mai di ascoltare e informarsi.

Ponendo la questione in un'altra chiave di lettura: il miglior sistema per pedalare è indubbiamente quello con cui ognuno si sente più comodo, più a suo agio ed è quello più adatto ai suoi obiettivi. A prescindere da scienza e convinzioni.



Referenze
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23 Stapelfeldt B,Mornieux G, Oberheim R, Belli A, Gollhofer A. A new bicycle instrument for laboratory and field measurements of pedal forces and power output in cycling.
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26 Tate J, Shierman G. Toe clips: how they increase pedalling efficiency.
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27 Zameziati K, Mornieux G, Rouffet D, Belli A. Relationship between the increase of effectiveness indexes and the increase of muscular efficiency with cycling power.
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53 commenti:

  1. Grazie mille, un articolo utilissimo e preciso che quantomeno mi farà sentire meno idiota utilizzando i flat sulla bici da corsa.
    Tanto anche per me le gare non sono in programma, quindi direi che sono a posto.
    Ancora grazie
    Samuele

    RispondiElimina
  2. Per la miseria! Questo sì che è un approfondimento.
    Complimenti e grazie, lettura molto illuminante.

    RispondiElimina
  3. Mi hanno segnalato che su un forum si sta commentando l'articolo e di questo sono contento.
    Noto però che sono numerose le incomprensioni e in alcuni tratti è stato stravolto il senso stesso del testo.
    Invito chiunque avesse delle domande a porle direttamente a me tramite i commenti o mandandomi una email attraverso l'apposito box di contatto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Spiegami come è possibile che delle persone prese a caso per il test possano sostenere dei cicli a 90rpm come se niente fosse!

      Elimina
    2. Le "persone prese a caso" in realtà non sono per niente prese a caso: sono individui con un allenamento fisico attivo in discipline non specificatamente ciclistiche.
      Se, ad esempio, prendo un ragazzo che fa atletica o un nuotatore e lo metto su un cicloergometro, riuscirà senza problemi a sostenere lo sforzo richiesto dal test.
      Avrà quindi fiato e gamba, ma gli mancherà la tecnica.

      Ovviamente fiato e gamba gli consentono di svolgere il test, ma se mettiamo il nuotatore a correre in bici per 150 km insieme ad un ciclista, è chiaro che si troverà ben presto in difficoltà.

      Spero di aver chiarito, in caso contrario dimmi pure che rimedio.

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    3. Come la metti con la storia che racconti che la suola morbida è meglio della suola rigida???!!

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    4. Intanto voglio riportare il testo che parla di quello a cui ti riferisci:
      "La cosa ancora più sorprendente è che i pedali liberi sono stati utilizzati con comuni scarpe da tennis a suola morbida e questo fa tintinnare anche le teorie sulla suola rigida delle calzature da ciclismo"

      Ora ti rispondo:
      c'è una scuola di pensiero che sostiene che anche con i pedali flat serva utilizzare delle suole rigide o semirigide (dotate quindi di dorsale strutturale) in modo da evitare la flessione e trasferire maggior potenza al pedale.
      Mornieux ha voluto verificare anche questa affermazione impiegando nei test sia calzature a suola rigida che scarpe comune da tennis con suola flessibile e i risultati sono sintetizzati nelle tabelle.

      Tuttavia (e qui vorrei che non ci fossero fraintendimenti) non ho mai detto che la suola rigida non sia efficace, anzi è indispensabile nei sistemi a clip (Look, SPD, ecc) perché il piede è posizionato sulla tacchetta in maniera che solo una struttura rigida possa trasferire la potenza muscolare al pedale.

      La cinetica della pedalata con attacchi è però differente da quella flat, quindi una suola rigida con un pedale flat non offre nessun concreto vantaggio.

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  4. Quindi secondo te basta citare uno studio e infarcire il testo di paroloni, schemi e tabelle per arrivare a dire che un pedale è meglio di un altro?

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    1. Amico mio, se affermi questo mi è chiaro che tu non abbia letto per intero il mio articolo o peggio, non l'hai capito.

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  5. Ciao, intanto complimenti per aver voluto affrontare un argomento "scottante" in maniera scientifica. In tanti anni di ciclismo su strada e in mtb, di gare amatoriali, di triathlon e di tante esperienze positive ma anche di traumi, infiammazioni etc. spesso mi è capitato di tornare ai pedali flat, sospettando che in effetti non ci fossero differenze colossali, anzi, solo un iniziale necessario minimo adattamento muscolare. Consiglio a tutti di provare, anche solo per vedere l'effetto che fa. Manterrete le stesse velocità in pianura, in salita e in discesa, ma eviterete tutti i traumi da cattivo posizionamento delle tacchette...non è poco! Insisto solo su un punto che evidenzi ma forse non con sufficiente forza: i clipless sono fondamentali nel professionismo perchè ci sono estremi cambi di ritmo, accelerazioni, scatti e controscatti, e per la pedalata in piedi! se sei uno scalatore e ti alzi sui pedali, il clipless lo adori! tutto qui. All'amatore della domenica forse importa di più non spendere centinaia di euro in fisioterapisti piuttosto che guadagnare qualche secondo in scatti che non ha la forza di fare...

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    1. Ciao Save e grazie per il tuo intervento!
      Spero di leggerti ancora tra queste pagine

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  6. Nel forum c'è un utente che ha scritto alcune cose, ne approfitto per riportare qui alcuni stralci del suo intervento chiedendoti se gentilmente puoi rispondere:

    1) Quindi in buona sostanza i "nerd matematici e gli amici del politecnico" (cito l'articolo) hanno concluso che un Alberto Contador ed una manciata di tizi qualunque in buona forma raccattati per bar e fermate del bus, messi sulla bici hanno praticamente la stessa resa a prescindere dai pedali?

    2) Comunque andiamo avanti, a parte che sempre nell'articolo parla di pedali "clipless feedback", dicendo che non li prende in considerazione perche non sono pertinenti. Ecco io cosa siano i pedali feedback non lo so, sarebbe stato meglio se ce lo diceva però l'autore, perchè ci sarebbe da correre a comprarli, visto che sempre stando alla tabella, voce "NE", con questi fantomatici "feedback", medioman il non-ciclista improvvisato sui rulli tira fuori pure un valore migliore del Contador di turno : 24,2 contro i 24,0 del professionista del pedale.

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    1. Ciao Francesco, sì rispondo volentieri!

      1)
      Qui devo fornire tre diverse risposte.
      A- Per quanto riguarda i "nerd ecc...." basterebbe semplicemente leggere con attenzione l'articolo per capire che, in quel paragrafo, ho scherzosamente chiamato in causa gli amici matematici e ingegneri per mostrare le equazioni utilizzate nei calcoli e per aggiungere la mia personale interpretazione e variazione dell'algoritmo. Questo paragrafo non ha nessun interesse per il lettore medio, quindi l'ho espressamente incluso in una parentesi metaforica. A chi interessa conoscere lo sviluppo dell'algoritmo farà piacere, a tutti gli altri apparirà noioso ed inutile e potranno sorvolare.

      B- Parlando dei "tizi raccattati per bar e fermate del bus", ovviamente le cose non stanno in questi termini e ne ho già parlato in un precedente commento (il 3.b)

      C- Chi ha eseguito la ricerca e ne ha condiviso i risultati non è certo un gruppo di adolescenti brufolosi. Si tratta di uno dei migliori team di ricerca che lavora per una delle migliori università conosciuta e riconosciuta a livello internazionale per i risultati nelle applicazioni sportive (i riferimenti sono tutti nel testo).
      Detto questo, è ovvio che un atleta amatoriale non può essere allo stesso livello di un ciclista professionista nella sua stessa disciplina sportiva!
      Infatti lo studio vuole estrapolare l'efficienza dell'interfaccia piede-pedale con il risultato del rendimento meccanico netto (NE), calcolato come il rapporto tra il lavoro meccanico svolto e il lavoro metabolico.
      Inoltre, se il testo fosse stato letto più attentamente, si sarebbe notato che sono stati utilizzati diversi parametri per la soglia massima dei pattern di analisi. Ciò significa che il ciclista pro è senza ombra di dubbio migliore dell'amatore, ma non è la cinetica del pedale che fa l'atleta!

      2)
      Sono ancora più convinto che prima di commentare andrebbe letto l'articolo.
      Esattamente nelle righe sopra alla frase citata "In questo articolo escluderò dall'analisi il pedale feed-back perché non pertinente", spiego in cosa consista il dispositivo feedback.

      Per comodità riporto qui la spiegazione:
      "Questo ultimo tipo di pedale in realtà è un sistema computerizzato che si interfaccia con il pedale stesso calcolandone la posizione su una proiezione piana di 360° e mostra su un video le informazioni al ciclista. Un algoritmo nel software segnala la forza applicata e guida il ciclista al reclutamento di alcuni muscoli in determinate fasi della pedalata in maniera da rendere più efficiente il gesto."

      E' un sistema dotato di numerosi sensori e interfacce, non un semplice pedale.
      Attualmente è impossibile replicare in una forma "portatile" questo tipo di tecnologia.

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  7. Ho cominciato ad andare in bici da 6 mesi perché a causa di una rotulopatia (ho 59 anni) non posso più fare running e uso pedali flat con le ultima scarpe usate per la corsa e in una delle prime uscite con un colpo di freno anteriore ho fatto un volo memorabile e penso che se avessi avuto i piedi vincolati mi sarei fatto davvero male.
    I miei amici mi dicono che i pedali tipo look vanno meglio, ma per il momento va bene così e l'articolo appena letto mi incoraggia a continuare gli allenamenti con i pedali flat.

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    1. Ciao Tunderbird57, grazie per la visita e il commento!

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  8. Mi è piaciuto molto il tuo articolo. Sono un pedalatore di 68 anni. Qualche anno fa sono caduto un paio di volte a causa del difettoso sgancio dei miei spd montati su bici corsa. La soluzione da me adottata è stata di applicare un pezzo di suola da scarpe in gomma sul rovescio dei pedali. Va benissimo. Pedalo senza l'incubo del "plonzo". Quando poi voglio, se lo ritengo utile e necessario, non devo far altro che girare i pedali. L'unico problema che dovrei risolvere è quello di una minore aderenza della scarpa al pedale. Credo mi basterà usare una suola più scabra sia nell'appoggio che nella scarpa. Aumentando l'attrito... Ciao. Buona pedalata a tutti. Quanto ai Soloni dell'ortodossia pedalociclistica, meglio perderli che trovarli!

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    1. Ciao, grazie per la visita e il commentoo.
      Ti suggerisco di passare ai pedali flat: avrai un grip fenomenale e ti troverai molto bene!

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  9. Ciao, sono Giacomo, preso bdc a novembre 2015, premetto che la disciplina non mi pace particolarmente, montato i look dopo un paio di mesi. Non ho notato i miglioramenti che mi erano stati pronosticati e non ti permettono mai di assumere una pedalata rilassata. Senza contare che quando ti fermi al bar cammini come la gru (uccello). Inoltre ti precludono di prendere la bici per quei giretti veloci che potresti fare in scarpe da tennis.
    Indi: quoto con l'articolo. ciao..

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    1. Ciao Giacomo, grazie per la visita e il commento!

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  10. Ciao Ti ringrazio per l'articolo interessantissmo!! Complimenti!
    Vorrei chiederti cosa pensi dei bambini approposito...mia figlia ha 8 anni e quando rilancia in piedi spesso gli scivola il piedino..avevo pensato ai puntapiedi...Ti ringrazio per gli eventuali suggerimenti! Maurizio

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    1. Ciao Maurizio!
      Personalmente sono contrario a qualsiasi dispositivo di vincolo piede-pedale nei bambini per via di questioni posturali e priopriocinetiche.

      Inoltre i bambini hanno meno esperienza ed agiscono maggiormente d'istinto: prova a pensare se dovesse trovarsi in una situazioni in cui vorrebbe istintivamente portare il piede di lato, ad es. per evitarre una caduta, e lo trovasse vincolato... sarebbe una caduta molto dolorosa!

      Quello che ti suggerisco è di utilizzare un paio di pedali flat da BMX con pin in plastica che sono meno taglienti rispetto ai metallici, abbinati ad un paio di scarpe sportive con una suola flessibile dotata di tassellatura fine e numerosa. In questo modo la tua bimba dovrebbe riuscire ad aumentare il grip piede-pedale.

      A monte della questione, e cioè sul perchè il piede non vincolato scivoli durante i rilanci in piedi sui pedali, c'è un problema di tecnica: pedalando flat bisogna spostare i piedi al centro del pedale ed imprimere una spinta verso il basso.
      Il piede scivola nel momento in cui si cerca di tirare il pedale e non di spingerlo.
      Inoltre bisognerebbe lavorare di braccia in modo da spingere la bici a dx-sx alternativamente, ma sono tutte tecniche che un bambino impara con l'esperienza, direi che non c'è necessità di limitare il suo divertimento spiegandole la tecnica, ma agire solo sul grip dei materiali.

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  11. Ti ringrazio!! Sei stato gentilissimo e molto esaudiente!! Mettero' in pratica i tuoi suggerimenti e se ti fara' piacere ti terro' informato..credo che in ogni caso con quei pedali aumenti anche la sua sicurezza...Grazie ancora! Maurizio.

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  12. Uso ancora le gabbiette - senza fibbiette - e mi trovo benissimo.
    Mi ha sempre causato un disturbo psicologico immaginarmi "solidale" con la pedivella.

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  13. Bellissimo articolo grazie, ero indeciso se passare ai pedali flat su MTB e il tuo articolo mi ha definitivamente convinto, grazie.
    La "crociata" contro le manie del ciclista amatoriale ha bisogno dell'aiuto di menti illuminate! A tal proposito gradirei si facesse uno studio simile facendo il confronto fra l'efficienza aerodinamica del ciclista con la gamba depilata e quello con la gamba irsuta :).

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    1. Ciao e grazie per il commento.
      Lo studio sulla depilazione è stato fatto, puoi leggere un articolo specifico qui: http://90rpm.blogspot.it/2014/11/depilarsi-le-gambe-rende-piu-veloce-un.html

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  14. ciao e da 11 mesi che pedalo con la mia mtb in modo serio e inizialmente mi sono fatto una caduta in salita subito dopo che la bici si era fermata durante una cambiata,non ti dico che botta che e ho preso! da li stavo quasi per togliere i pedali,non li ho tolti perchè mi sono accorto di avere i clip regolati male,risolto il problema dello sgancio,tutto e andato liscio è ho aumentato le mie prestazioni notelvolmente in tutti i frangendi sia in salita che in discesa sullo sterrato.
    Adesso voglio provare il flat perche vorrei andare piu forte in discesa e noto che con le clips mi bloccano movimenti del corpo che vorrei intrapredere,e tendenzialmente vorrei tirar fuori il piede per inclinare meglio in curva. anche in salita nelle ripartenze in salite ripide una dificolta nell'agganciare i pedali. con questo tuo artico mi hai dato un mano a convicermi dell'ideologia che mi hanno inculcato nelle clips e della rotondita della pedalata,e penso pure io che sono minime le differenze. Si vero che sullo sterrato pesante i piedi no scivolano,e se vuoi alzare la bici basta un leggero saltello per far staccare la bici dal terreno,ma a anche altri svantaggi per me gia descritti,anche il fatto di avere sempre nella stessa posizione con i clips il piede sul pedale dopo lunghe uscite mi iniziano piccoli indolenzimenti,che penso cambiando posizione con i flat di pochi centimetri durante la pedalata possa dare un certo dipo di sollievo. comunque grazie dell'articolo molto interessante.

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    1. Ciao Ardente, grazie per il tuo commento!

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  15. ho trovato il mio confort col pedale flat,
    breve storia dei miei SPd :(venduti quasi come fossero indispensabili ...spiegati in 5 minuti..usati per poche settimane e sostituiti prontamente al primo check dal mio meccanico di fiducia), non penso di aver avuto particolari vantaggi. Ho rimediato invece parecchia instabilità (mia personale) sul mezzo.

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    1. Ciao Medievale,
      grazie per la visita e per il tuo commento!

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  16. Ciao volevo esprimerti la mia profonda gratitudine per l'articolo scritto e fare notare a chi lo leggerà che l'autore ha formulato i suoi commenti su BASE SCIENTIFICA non certo su aria fritta.
    Detto ciò per quello che può valere riporto la mia esperienza: sono un ciclista amatoriale di 56 anni che fino ai 40 anni riusciva ad uscire mediamente 2/3 volte la settimana (ovviamente stagione permettendo) ho sempre preferito la MTB alla BDC in quanto mi piace molto pedalare per sentieri stando a contatto diretto della natura, fin dalla mia prima MTB (per quelli che hanno i capelli bianchi come me ricorderanno la mitica "rampichino della Cinelli") e quando lo ritenevo utile ed economicamente fattibile mi aggiornavo alle nuove tipologie di MTB una cosa però non ho mai abbandonato i pedali FLATT, poichè volevo avere il piede sempre libero e pronto per ogni evenienza.
    Ultimamente mi sono ritrovato con molti amici che sono passati alla BDC questo mi ha portato ad acquistare una BDC usata con pedali cliples (che sinceramente volevo cambiare con dei flatt) poi convinto dai miei amici a mantenerli assolutamente "guarda caso più o meno per i motivi che hai elencato nel tuo articolo".
    Bene mi compro le scarpe idonee e sinceramente già camminare in quel modo innaturale mi faceva pensare e sorridere...ahhh dimenticavo prima di fare le prime uscite per strada, ho provato diverse volte a pedalare sui rulli per abituarmi ad usare le cliples
    Arriva la prima uscita tutto bene fino a quando arrivo ad un semaforo rosso mi porto sulla destra per affiancarmi alle macchine e mi accorgo all'ultimo momento che sulla strada sono caduti dei sassi frenata brusca ma ahime grande caduta fortunatamente risolta con qualche botta ed escoriazione.
    Sono abbastanza certo che se se avessi avuto i miei pedali flatt tutto sarebbe andato per il meglio ne sono prova le innumerevoli situazioni (molto più pericolose) in cui mi sono ritrovato in MTB.
    forse sono io che sono un po imbranato ma per me uscire in bicicletta significa piacere e divertimento anche cercando di spingere ma sopratutto farlo nella maggior sicurezza possibile per cui non vedo perché debba rinunciare ai miei pedali flatt, inoltre sebbene non abbia certamente velleità agonistiche, usare i pedali a cliples non porta significative differenze e ci tengo a ripeterlo SCIENTIFICAMENTE DIMOSTRATO credo proprio che tornerò ai pedali flatt, mi spiace solo di aver speso 80 Euro per acquistare le scarpe che avrei potuto invece usare per un paio di pedali flatt.

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    1. Ciao Enrico e benvenuto tra queste pagine!
      Grazie per aver condiviso la tua esperienza; come giustamente dici: "...per me uscire in bicicletta significa piacere e divertimento anche cercando di spingere ma soprattutto farlo nella maggior sicurezza possibile...".

      Il divertimento deve sempre essere presente nelle uscite e, se la scelta di un tipo di pedali ti fa anche sentire più a tuo agio e più sicuro, ben vengano quei pedali!

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  17. Articolo interessante ! Personalmente tra attacchi e flat non ho notato differenze prestazionali.

    In termini di sicurezza però dipende molto dall'uso , negli strappi fuorisella di cattiveria senza un'ottimo grip è un'attimo perdere il piede , assicuro che picchiare i gioielli sul tubo orizzontale del telaio per un salto catena o lo scivolamento del piede non è per niente bello!
    Sulla mtb uso i doppi spd\flat e con scarpe mtb e tacchette sh56 (quelle che sganciano in ogni direzione, con quelle normali in caduta non sempre sganciano da sole!) , mi attacco raramente , quasi solo in salite toste sterrate o se voglio scaricarmi e\o fare agilità in over 100 rpm

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    1. Grazie per il commento GRM.
      Per quanto riguarda le salite ti faccio un esempio: immagina una salita impegnativa con fondo sterrato dal basso grip. Tempo fa in questa salita un compagno d'uscita non riusciva a fare trazione con la ruota posteriore: perdeva spesso aderenza, scivolava, si bloccava e ripartiva... un calvario!
      Arrivati in cima dava la colpa alle gomme dicendo che non erano adatte al fondo. Così gli propongo di rifare la salita usando la mia bici con cui ero salito senza problemi.
      Ci riprova e ancora non riesce a trovare l'equilibrio posturale per far trazionare il posteriore, mentre io con la sua bici salgo senza problemi.
      Arrivati di nuovo in cima gli faccio notare che non era questione di gomme, ma di tecnica.

      Con questo esempio voglio farti capire che nelle salite che tu descrivi, i flat sono sicuri e performanti a patto di usare la giusta tecnica. Se ti scappa il piede è perché non stai applicando un vettore di forza corretto. Il risultato è che il piede ti scivola e ti scappano i pedali.
      Questo è un errore molto comune con i flat perché tutti pensano che basti pedalare alla buona e non ci siano problemi.
      Invece, come ribadisco sempre, pedalare flat richiede una tecnica specifica e se non la possiedi non riesci ad usare i pedali nel modo corretto e, in più, disperdi molta energia nelle fasi di pedalata perché stai usando una tecnica sbagliata.

      Come per i pedali con clip, in ogni fase dell'uscita (piano-salita-discesa-passaggi tecnici-scatti-ecc...) usare i flat richiede tecniche diverse che devono essere imparate e padroneggiate.

      Un consiglio a chiunque voglia passare ai pedali flat: usateli in ogni situazione e su ogni fondo. Ogni volta che il piede scivolerà dal pedale, non date la colpa allo strumento ma solo a voi stessi.
      Se scivolate significa che non state usando bene i flat. Continuate ad insistere cercando di imparare da soli a non far scivolare i piedi.
      Più li userete, più capirete come farlo perché, a differenza dei pedali con clip, i flat hanno una curva d'apprendimento molto bassa.

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  18. Ciao!
    Complimenti per l'articolo e gli approfondimenti!
    Volevo approfondire ulteriormente l'argomento, quindi sono andato alla ricerca del paper scientifico principalmente preso in considerazione in questo articolo [Mornieux et al. (2006). Influence of pedalling effectiveness on the inter-individual variations of muscular efficiency in cycling. Isokinetics and exercise science 14(1):63-70], ma andando alla reference indicata, esce fuori un paper diverso da quello di cui parli nel tuo articolo (titolo e autori sono gli stessi della tua referenza bibliografica, ma il testo del paper non corrisponde con quanto scrivi nell'articolo). Forse c'è stato un errore nelle citazioni, potresti indicarmi la reference corretta?
    Grazie mille!

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  19. Come non detto! Trovata la reference corretta!
    Eccola qui: Mornieux G, Stapelfeldt B, Gollhofer A, Belli A. (2008) Effects of pedal type and pull-up action during cycling. Int J Sports Med. 29(10):817-822.
    Credo sia da correggere nella bibliografia.

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    1. Ciao Fabietto,
      grazie per i tuoi commenti! Appena trovo del tempo vedo di ricontrollare il testo e le referenze, è possibilissimo che io abbia dimenticato qualche pezzo.

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  20. Grande! Grazie per il tuo articolo,ero indeciso tra spd o flat con 5.10 ovviamente e dopo aver letto il tuo articolo finalmente sono in pace con me stesso,visto che ho optato per i flat e sono felice di non avere fatto una spesa ed un investimento tecnico inutile.

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    1. Ciao Ronni, grazie per la visita e il commento!
      Flat+FiveTen sono un'accoppiata bomba, ti troverai benissimo.

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  21. sono passato ai flat dopo 15 anni e dopo una rovinosa caduta da elisoccorso...! per altri due anni dopo essermi ristabilito ho continuato con clip contro le speranze dei miei spaventati! ora mi sono deciso di assecondarli sia per buona pace che per convinzione, l'unica cosa è che sto usando dei flat ma con ferma-punta, ho letto che non è il caso, è vero? dici che posso togliere tranquillamente anche il ferma-punta? grazie.

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    1. Ciao,
      a mio parere i punta-piedi sono inutili: servono per non far scivolare il piede in avanti e per "tirare" verso l'alto il pedale.
      Se il piede scivola in avanti significa che stai pedalando male e disperdi un sacco di energia.
      Se "tiri" verso l'alto idem.
      Inoltre trovo i punta-piedi più pericolosi delle clip perché in caso di emergenza possono diventare delle autentiche trappole!


      Pedalando flat in maniera corretta non hai bisogno di nulla e il piede non scivolerà mai.

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  22. Grazie per l'articolo.
    Lo scorso agosto sono caduto da fermo a uno stop a causa di un mancato sgancio dal pedale. Lesione del tendine di achille, operato dopo qualche mese e conseguente stop per i prossimi sei mesi. In più dolorose e costose riabilitazioni.
    Aspetto con trepidazione il momento di rimontare sulla mia bdc ma mi è presa la paura di quei maledetti pedali a sgancio rapido e sto valutando alternative...credo proprio che passerò ai flat.
    Non ho però ben capito, o mi è sfuggito, che tipo di calzature consigli. Suola rigida o morbida?
    Saluti

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    1. Ciao purtroppo di infortuni ai legamenti dovuti alle clip dei pedali ne ho sentiti davvero moltissimi e io stesso l'ho provato sulla mia pelle!
      Venendo alle calzature ciò che ti suggerisco è una via di mezzo tra una suola morbida e una rigida: per intenderci possiamo considerare via di mezzo una calzatura da running che presenta una suola a densità e flessione variabile in base all'angolo di impatto.

      Una suola troppo morbida simile a calzature tipo "superga" a suola piatta è inadatta, così come sono inadatte suole rigide simili a quelle degli scarponcini da trekking.

      Pedalando con i pedali flat, la suola rigida tipica delle scarpe da ciclismo con attacchi non ha più ragioni d'esistere. Il motivo è spiegato nell'articolo.

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  23. Salve, sono un allenatore federale di ragazzini della fascia scolare 6/12 con i quali condividiamo corsa, mtb e bmx e seppur personalmente indirizzato verso l'uso dei flat non demonizzo i "clip" nell'apprendimento. Credo necessaria la "conoscenza" (e nei ragazzi l'assimilazione del gesto è rapida) che porterà la futura consapevolezza per le scelte personali. Detto questo, evidenzio l'indubbio vantaggio della clip nell'uso sportivo per la BDC ad elevata frequenza di pedalata (obbligatoria per i ragazzi) anche in termini di sicurezza, così come per la MTB su terreni veloci e fortemente sconnessi. Ovviamente si parla di principianti poichè in BMX le sconnessioni e frequenze di pedalate vertiginose si affrontano con i flat. Per le esperienze trascorse, l'alternanza del sistema di attacco può determinare una più veloce comprensione della dinamica della pedalata, delle modalità da applicare in certe situazioni disponendo di un tipo o l'altro di pedale, stuzzicare la curiosità per gestire le manovre in mtb senza esser vincolati ad essa. Saluti

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    1. Ciao Crossmen666, grazie per il tuo commento.
      Come specificato chiaramente nell'articolo, lo scritto non è rivolto all'utilizzo agonistico perché questo deve sottostare a regolamenti ben precisi e modalità di allenamento differenti.

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  24. Ciao, tra i pedali flat da usare su bdc quale consiglio e differenza tra quelli leggermente concavi e i non-concavi? Grazie tante in anticipo

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    1. Ciao a te,
      su BDC usa i flat con profilo piano.

      Il profilo concavo offre alcuni vantaggi su MTB, dove i piedi vengono spostati spesso sulla piattaforma del pedale in modo da utilizzare peso corporeo e pressione attiva delle gambe per alcune manovre.

      Sulla BDC una volta posizionato il piede, difficilmente avrai necessità di spostarlo e la planarità ti permetterà di avere un appoggio uniforme su tutto il piede, scaricando così la forza su più punti in maniera uniforme.
      Per questa ragione cerca un modello dotato di numerosi pin d'appoggio.

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  25. Secondo me l'ideale sono i flat con puntapiedi, però il problema è che la ruota anteriore della mia bdc quando la pedivella è per intenderci 'come la lancetta alle ore 3'dritta se svolto il puntapiedi va in conflitto col copertone il che è molto pericoloso. Per caso sai se esistono pedali o puntapiedi più piccoli dei normali in commercio?

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    1. I puntapiedi sono uno degli accessori peggiori che siano mai stati creati per le biciclette: pericolosi e contro la corretta dinamica di pedalata.
      Se leggi i vecchi commenti puoi vedere che mi sono già espresso su questo accessorio.

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  26. Si ho letto, io li ho usati per tanto sulla MTB e non ho mai avuto problemi di sicurezza. Per quanto riguarda la dinamica di pedalata i tuoi studi sono certamente fondati. Essendo però flessibili, secondo te non si adattano comunque alla pedalata?

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    1. Caro Ivan,
      a livello posturale, i puntapiedi costringono i piedi in una posizione troppo avanzata che non consente una spinta verso il basso ottimale. Ne consegue un dispendio energetico e una mobilitazione asimmetrica della muscolatura della gamba.
      Ecco anche spiegato il motivo per cui i tuoi puntapiedi interferiscono con la ruota: sono troppo avanzati rispetto ai pedali.

      Inoltre l'atto di "tirare" il pedale verso l'alto è completamente sbagliato e il puntapiedi a cosa serve se non ad eseguire questo movimento?
      Anche in questo caso ne consegue un gesto atletico errato.

      Oltre alla tirata, il puntapiedi nasce per evitare lo scivolamento in avanti del piede, ma questo avviene solo se stai pedalando male: infatti con i flat puoi imparare il corretto scarico dei vettori di forza che ti consente di non scivolare mai con i piedi, nemmeno in salita, ad alte cadenze o in fuoristrada.

      Forse ti sembrerà incredibile sapere che, quando pedali con i puntapiedi, in realtà il tuo corpo in automatico non esegue la tirata verso l'alto perché bomeccanicamente inefficace.
      Puoi "tirare in su" solo concentrandoti nel gesto, ma appena smetti mentalmente di obbligarti a pensarci, il tuo corpo varia nuovamente la pedalata. E indovina un po' che tipo di pedalata finisci per eseguire? Quella flat!
      Il tuo corpo in automatico è già programmato per pedalare in modo naturale nella maniera più efficiente possibile. Bisogna solo lasciarlo fare.

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  27. Io intendevo quelli senza cinturino. Comunque quello che dici non fa una piega.

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  28. Molto interessante. Grazie

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  29. Ciao. La mia storia sui pedali parte dai fermapiedi. Era l unica via in off road x evitare scivolate della scarpa. Poi sono arrivati spd. Fantastico ! Mi sono trovato benissimo ma... il fango il riaggancio in situazioni difficili non sempre mi piaceva... poi...qualche caduta da pirla praticamente fermo... e poi i flat. A parte qualche taglio dovuto ai pin li benedico. Calcoli e algoritmo a parte mi sento piu sicuro rilassato e mi diverto di piu . ( ma ho cmq la sensazione che la scarpa rigida e attaccata mi faceva fare meno fatica). Se usassi la bici da corsa userei di sicuro gli spd. Ma in off.... msi piu. Ad ogniuno cio che piu gusta! E cmoplimenti x l articolo. Da qualche parte in rete c e anche un video di prove in laboratorio di un civkista esperto...risultato...invariato... ma in laboratorio la paura di sfracassarsi in un tornante con burrone sotto...non c e nell equaziine...

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